VERGOGNA INFINITA
- 02spiblo02
- 18 mar 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 19 mar 2025

Ancora morte su Gaza. Il governo Netanyahu ha deciso unilateralmente di svolgere una “azione preventiva”, violando la tregua. La giustificazione: Hamas avrebbe ripreso a reclutare soldati. Bombe, ancora morte ed umiliazione per un popolo che gli estremisti sionisti hanno votato allo sterminio. La “vendetta” per i fatti del 7 ottobre 2023 non è più una tesi sostenibile. Tel Aviv vuole ad ogni costo ( e nell’indifferenza dei costi umani ) realizzare il grande sogno sionista di “Eretz Israel”, il grande Israele dal fiume Giordano al mare. Lo vuole subito, ora, ma è un disegno antico. Basta approfondire un po’ l’argomento per trovare dati evidenti sulla atavica volontà di estromettere fisicamente gli arabo-palestinesi dalla “terra promessa”. Sono tornato a sfogliare la pagine di un libro di Ilan Pappé, storico Israeliano che si dedica a disvelare quel che si nasconde dietro i sepolcri imbiancati della politica. Così si scopre che fin dal 1948 i vertici di Israele avevano deciso, insieme con l’occupazione unilaterale del 78% della Palestina, di espellere la maggior parte della popolazione araba. Era il “Piano Dalet”. Scrive Pappé: “Gli ordini specificavano in che modo condurre l’operazione: intimidazioni su larga scala, assedio dei villaggi, bombardamento dei quartieri, incendio di case e campi, espulsione forzata e piazzamento di tritolo tra le macerie per impedire il ritorno a casa del residenti cacciati”. Questa politica è stata portata avanti per decenni e nonostante qualche pausa costituisce una sorta di “fil rouge” della politica nazionale israeliana. Mancato riconoscimento dei diritti civili e politici ai palestinesi residenti, progressiva occupazione delle terre attraverso la creazione di nuove colonie, alla cui costituzione faceva seguito la rivendicazione come ebraica di tutta l’area che si frapponeva tra Israele ed il nuovo insediamento, continue provocazioni, limitazioni alla libertà di movimento, violenze gratuite, deportazioni ( sempre Pappè evidenzia che nel 1971 dalla sola zona di Gerico vennero spostate a forza 50.000 persone). Nei confronti di Gaza e Cisgiordania, considerati territori da acquisire, non si contano gli atti di guerra ai quali si sono aggiunte le stragi nei campi profughi, le demolizioni e gli arresti arbitrari ( dal 1967 al 1982 il governo militare ha demolito 1.338 abitazioni in Cisgiordania arrestando e detenendo senza processo più di 300.000 palestinesi ). La chiamata al potere di estremisti come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich non ha fatto altro che aumentare la pressione verso il rapido raggiungimento dell’obiettivo agognato con relativa pulizia etnica ormai nemmeno più velata. Così si rade al suolo Gaza su cui si affacciano anche le ributtanti mire immobiliari di Trump & C. mentre si punta ad inglobare la Cisgiordania che gli integralisti chiamano con i nomi storici di Giudea e Samaria, quasi come fosse un titolo di possesso. Va da sé che la soluzione non può essere la distruzione dello stato ebraico o il terrorismo, ma se non è vero che è tutto partito dall’odio degli arabi verso gli ebrei e soprattutto che non ha senso individuare chi ha cominciato, verissimo è che i palestinesi sono da tempo abbandonati a sé stessi davanti alla violenza crescente perché a fronte della strage infinita di innocenti l’Europa tace, per vigliaccheria, sensi di colpa mai superati e per la forza propagandistica della fasulla equazione che equipara anti-sionismo ad antisemitismo. La differenza è abissale invece e la sintetizza in questi giorni la frase di Israel Shahak , ebreo, scampato ai campi di concentramento nazisti e professore all’Università di Gerusalemme: "Se i nazisti mi hanno fatto provare la PAURA di essere ebreo, Israele mi ha fatto provare la VERGOGNA di essere ebreo"



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