INACCETTABILE
- 02spiblo02
- 48 minuti fa
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La stupida violenza dei black bloc a Torino ripropone l’ottusità di chi fraintende il legittimo dissenso con l’applicazione premeditata e ingiustificata delle botte, delle vetrine spaccate, dei cassonetti in fiamme. Erano in ventimila o forse cinquantamila (solito contrasto tra i numeri degli organizzatori e quelli della questura) a manifestare contro la chiusura e lo sgombero del centro sociale Askatasuna; si può condividere o meno, soprattutto rispetto a metodo utilizzato dal Ministero dell’Interno , eufemisticamente “muscolare” e riservato sino ad oggi solo alle realtà della sinistra antagonista, comunque la stragrande maggioranza ha espresso la propria opinione con slogan, canti, striscioni e poi è tornati a casa. La minoranza che ha innescato il putiferio in Corso Regina Margherita l’ha fatto scientificamente a cose fatte, a manifestazione finita, secondo un piano malato ed una logica aberrante che vede nell’ordine un nemico, nell’espressione pacifica delle proprie idee al più un atto di generoso onanismo quando invece scendere in strada o in piazza sono l’essenza stessa della democrazia partecipata e partecipe. Anche da sinistra, soprattutto da sinistra, è necessario prendere le distanze da una violenza che non trova nessuna giustificazione. Nessuna. La nostra parte politica fa riferimento ai valori della libertà e della democrazia, della giustizia sociale e dell’equità, ma senza scomodare Pasolini: che giustizia è quella che porta a prendere a martellate un agente di pubblica sicurezza ? Non c’è stata provocazione, non è stato uno scontro generato da una tensione crescente poi degenerata, si è trattato di una azione pianificata e probabilmente preparata da giorni. Questo è inaccettabile. Fortunatamente leggo una unanime condanna da parte di tutte le forze politiche di area progressista; ora è necessario più che mai tenere ai margini anche i “ma però..”. La credibilità si conquista anche in questo modo, chiarendo che si sta dalla parte dell’espressione libera del proprio pensiero ma non dalla parte di chi, anche tingendola di rosso, sta dalla parte della forza irragionevole. Una differenza importante, per di più, rispetto a chi invece le distanze dalle distese di braccia tese non le prende mai. La reazione da parte governativa è stata da subito, come immaginabile, improntata alla manipolazione strumentale. Altro non si aspettavano (ciò raddoppia la stupidità e la responsabilità dei violenti). Meloni ha parlato di attacco allo Stato ed è oggettivamente una esagerazione: erano qualche centinaio di idioti, il grosso del corteo è sfilato senza alcun problema e senza alcun rischio. Significativa la chiamata in causa della Magistratura. Si sono volute sfruttare le immagini più brutali come testa d’ariete per forzare i temi sull’argomento del referendum del 22-23 marzo. Come dire: vediamo se adesso le “toghe rosse” faranno giustizia o se saranno dalla parte dei violenti. Che intanto vanno però identificati ed arrestati (si spera accada). Poi saranno giudicati e non pare di ricordare che i giudici abbiano storicamente “accordato favori” in queste circostanze e questo retro pensiero rivela involontariamente una logica che vorrebbe l’ordine giurisdizionale agire secondo ideologia invece che secondo la legge, forse quello che è l’intento più profondo e inconfessabile della stessa riforma proposta. Piantedosi ha usato il termine “squadristi rossi”(anche qui singolare che rigettino costantemente ogni vicinanza al fascismo ma usino regolarmente i termini della storica violenza nera rovesciati a proprio uso e consumo, quasi un modo inconscio di ammettere che la matrice violenta sta da quelle parti là). Per carità di Patria risparmio la levata di manganelli proveniente dallo schieramento delle gazzette di regime. Va da sé che il richiamo immediato è stato alla necessità ed urgenza di attivare al più presto la nuova stretta su manifestazioni e dissenso contenuta nell’ennesimo “Decreto sicurezza”. Salvini a minuti passerà alla recita dell’elenco delle ragioni che ne giustificano la rapida applicazione. E così ai delinquenti che hanno devastato una strada di Torino (una, non la città intera) dovremo anche il rischio che la prossima volta che si andrà in piazza a contestare magari un’ondata di licenziamenti ingiustificati si potrà assistere all’applicazione della dottrina americana che tenta tre volte tanto l’esecutivo meloniano.



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