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UN TEMPO OSTILE

  • 02spiblo02
  • 24 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Accade già da qualche anno, ma se fosse possibile disegnare una curva che ne misuri l’intensità, quella dell’odio segnerebbe una crescita esponenziale. Si respira per strada, si legge sui giornali, arriva dai salotti televisivi e si propaga come una nuova forma di evangelizzazione della cattiveria, di culto del mancato rispetto, di annichilimento volontario di ogni regola civile e di ogni misura di equilibrio. Subdolamente attacca  là dove siamo più fragili, instilla sempre nuovi bisogni da soddisfare con urgenza pena la perdita dell’apparire, convince che la forza sia la soluzione e non il ragionamento il sentiero, che sia meglio costruire un muro che aprire una porta. Predicatori osceni sfruttano la tecnologia per confutare l’umanesimo e sollecitare il ritorno delle differenze: di pelle, di religione, di razza, di reddito. Vale chi vince, vale chi guadagna; il resto è scarto umano da gestire come le figure dei video-giochi. Li seguono politici che sfruttano tutto questo per nascondere la propria mediocrità dietro una collezione di slogan che diventano una realtà fittizia da spacciare in luogo del reale. L’odio come filo conduttore. La religione impugnata ancora come arma del potere, non più oppio ma dinamite da lanciare contro gli infedeli ora dell’una ora dell’altra parte. I principi ed i valori delle nostre democrazie che si credevano intoccabili nell’olimpo delle leggi  sono mercificati. In una paranoica parafrasi eterodossa del marxismo sono trasformati in merce di scambio e sull’altro piatto della bilancia si pretende di far pesare l’arroganza e il privilegio mascherati da sicurezza.  E’ questo il lascito dell’egoismo spacciato per patriottismo, è questo il regalo del trumpismo al mondo (e il sostantivo  contiene molto di più e molto di peggio delle smargiassate dell’egotico inquilino della Casa Bianca). Viene concessa l’ illusione del benessere a condizione che ci si inchini: al mercato, alla potenza, all’estremismo.  Sarà poi il padrone a scegliere i suoi eletti (pochi, fedeli e ricchi) e a dannare gli altri, carichi residuali dell’esistenza, poco più di utensili al loro servizio. Il pensiero libero è sempre più confinato ai margini, il dubbio è assimilato al reato e la complessità diventa un faticoso orpello da ignorare o deridere davanti al feticcio dell’efficienza. Non si elabora più una riflessione originale ma si copia, moltiplicando all’infinito il prodotto corrotto dei registi occulti della grande macchina del fango. Si sghignazza agli schizzi che colpiscono i più poveri, si fa cinica differenziazione tra sangue e sangue, tra bomba e bomba. Si pensa che si possa consegnare la nostra dignità umana e la nostra libertà al demiurgo ciarlatano che offre strade libere tanto da scippi che  da questuanti ignorando che prima o dopo toccherà a noi tentare lo scippo o chiedere l’elemosina poiché non saremo ricompresi nel loro palingenetici progetti. Dovremo stare zitti e dire sempre, come i vecchi marmittoni delle barzellette, che “il rancio è ottimo e abbondante” poiché non sarà ammesso chiedere un chicco di sale in più nella minestra. Ci stiamo consegnando mani e piedi al nuovo medievalismo regalando la nostra storia e la nostra memoria.  Come non accorgersi di quanto tutto questo strida e confligga paurosamente con quanto accadrà tra poche ore? Sarà Natale. Per chi ci crede e per chi non ci crede è comunque una festa-simbolo del bene, della bontà, della propensione verso il prossimo. Si sospendono i giudizi e si allargano gli abbracci. Lo faranno tutti, anche i prepotenti in servizio permanente effettivo, lo faranno quelli che vomitano sui social il disprezzo per chi la pensa diversamente e quelli che insultano chi non prega o chi prega, ama, vive diversamente dal loro pensiero omologato ( dimenticando che “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. “).  Non uno spettacolo edificante a ben considerare. Eppure il significato del Natale è anche, è soprattutto quello della rinascita, di un nuovo inizio, di una nuova luce che si accende. Una tenue fiammella che sarà importante che sia coltivata e alimentata da tutti gli uomini di buona volontà così da trasformarla in un fuoco che ostacoli la propagazione dell’oscurantismo. Buon Natale.

 
 
 

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