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UN MONDO DI ORBAN

  • 02spiblo02
  • 28 ott 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Mentre i cultori della divisione dell’atomo si trastullano con il gioco dei veti reciproci, rinfacciano estremismi misteriosi e coltivano l’idea che si potrebbe in fondo ragionare e collaborare con l’avversario se solo si smussassero gli angoli e si addolcissero i toni, dall’altra parte del mondo politico prende corpo e forma il grande progetto reazionario che mira ad unire, sotto l’egida del grande demiurgo Trump, la costellazione nera della destra mondiale. Quello che forse sfugge ai “volonterosi del dialogo” è che non ci si trova davanti a posizioni conservatrici classiche, rispettose dei principi primi e divise legittimamente dall’area progressista d un diverso modo di intendere le politiche fiscali o industriali. No. E’ molto di più e molto di peggio. Si tratta (e basta osservare i fatti ) della progressiva attuazione del “Project 2025”, un piano di conquista del potere elaborato dal think thank trumpiano Heritage Foundation che, come ha portato alla luce anche un servizio della trasmissione Report di domenica scorsa, sta finanziando direttamente o per interposte società collegate, tutti i partiti ed i movimenti di estrema destra in Europa e nel mondo. Per quel che ci concerne gli obiettivi dichiarati sono due: distruzione dell’Unione Europea e conquista del potere per realizzare l’agenda del progetto. Vediamo allora ciò che prescrive:  criminalizzazione dell’educazione di genere che sarà etichettata e punita come pornografia,  contrasto con ogni mezzo ed in ogni ambito  della cultura “woke”; interventi sul mondo della scuola e dell’Università con l’intento di dare più voce in capitolo ai genitori che agli insegnanti (vedi la proposta leghista avallata da FDI sul divieto dell’educazione affettiva alle medie e l’obbligo del consenso informato dei genitori per l’educazione sessuale alle superiori, di recente introdotte, che sembrano l’avvio dell’attuazione del piano), licenziamento o emarginazione dei dipendenti pubblici non allineati che dovranno essere sostituiti da fedelissimi; riduzione e limitazione del diritto all’aborto; assoggettamento della Giustizia all’autorità politica ( anche qui: ricorda qualcosa? ); limitazione dell’immigrazione legale e guerra a quella illegale con espulsioni che possono colpire anche chi già risiede nei vari paesi su pura base etnica; negazione della crisi climatica e conseguenti tagli alle politiche del settore ambientale. Il tutto accompagnato e sostenuto da un utilizzo strumentale della religione come sostegno di una politica nella quale lo stato nazionale torna ad avere un ruolo centrale. Il riferimento europeo di tale piano è Viktor Orban, in questi giorni omaggiato nei palazzi romani. Il Presidente Ungherese anche in questa occasione non ha mancato di dichiarare il proprio disprezzo per le Istituzioni europee, un disprezzo che però svanisce miracolosamente quando si tratta di incassare i contributi che l’Unione versa al suo governo ( negli ultimi 20 anni oltre 50 miliardi di euro, decisivi per risollevare le sorti dell’economia magiara). Orban e Meloni, attuali pilastri in quanto al governo, si sono poi schierati risolutamente contro la revisione del voto all’unanimità nelle decisioni della UE, una follia che ingessa qualunque iniziativa e condanna all’insignificanza politica l’intero continente, una scelta coerente con la volontà programmatica di minare la stessa esistenza in vita dell’Europa politica. Contro quella che il grande ideologo trumpiano Steve Bannon chiama la “rivoluzione reazionaria”, per la cui realizzazione si sta attivando e sta attivando la sua fitta rete di relazioni tecno-miliardarie, occorrerebbe compattezza e determinazione. Chiarezza di proposte e di prospettive. In testa a queste il rilancio del progetto federale europeo che è la nostra unica possibilità per non cadere nell’irrilevanza ed in quel “vassallaggio felice” indicato dal Presidente Mattarella come triste prospettiva residuale.. Senza dare nuova forza alle idee di Spinelli e Rossi ci ritroveremo a scivolare in un mondo di Orban, con una falsa libertà ed un futuro oscuro.

 
 
 

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