UN DIRITTO
- 02spiblo02
- 18 nov 2025
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Rullano più forte i tamburi della propaganda governativa in vista del prossimo turno elettorale con contorno di squallidi balletti, ricchi premi e cotillons. Intanto da Bologna giunge un segnale importante su cui ragionare. La lista dei diritti da difendere per continuare a riconoscerci nei valori della democrazia liberale si amplia a quello della sicurezza. Il merito di aver preso il “toro per le corna” va alla segretaria Dem Elly Schlein, che forse non piace alle elite come ha scritto Nadia Urbinati, forse pecca di esperienza o di ottimismo quando proclama la “testarda necessità” dell’unità contro le destre, ma che ha dimostrato di non avere timori nello sfidare un vecchio tabù quando al convegno con gli amministratori delle “città democratiche e progressiste” ha scandito. “Per noi la sicurezza è una priorità reale, non un tema da campagna elettorale permanente…esiste un diritto a vivere sicuri, noi non dobbiamo rincorrere la destra ma opporre la nostra visione». Quello della sicurezza è stato ed in parte è un argomento proibito in area progressista con il risultato che è stata data la sensazione di non considerarlo degno di importanza e di attenzione. Si è così permesso alla destra di impossessarsene, farne simbolo e richiamo elettorale, tradurlo in pratica secondo le logiche pressoché esclusivamente repressive che da sempre appartengono a quell’area politica ( “reprimere e vietare solo questo sapete fare” urlava uno striscione esposto nella curva di uno stadio qualche settimana fa). La moltiplicazione dei reati, il costante richiamo all’odio razziale, le esternazioni alla Del Mastro non si sono però tradotte in risultati apprezzabili sul fronte dell’ordine pubblico salvo consentire una costante mobilitazione propagandistica che lo stesso Ministero dell’interno fatica a confermare numeri alla mano. Le forzature legislative sulla gestione delle migrazioni hanno portato solo alla dilapidazione di risorse; l’ultimo fronte polemico, gli attacchi ai sindaci di centro-sinistra per l’aumento della percezione del rischio nelle grandi città, si scontra con l’evidenza del fatto che l’ordine pubblico non è di competenza delle amministrazioni comunali.. Ci sarebbe dunque stato da tempo di che discutere e di che criticare ma troppe volte quando si va a toccare l’argomento scatta nell’opposizione la reazione pavloviana: “ Noi non appoggiamo uno Stato di Polizia”. Come se fossimo ancora negli anni ’60 con un apparato poliziesco gestito dagli eredi di Scelba e da qualche prefetto “resuscitato” da anni ancor più bui.. Non è, fortunatamente più così. L’azione delle forze dell’Ordine va valutata e giudicata in maniera oggettiva senza difendere gli eccessi ( che ci sono) né negare le forzature dei violenti durante le manifestazioni ( che ci sono pure quelle, seppure fortunatamente sempre riferibili ad una minoranza). Il tema sicurezza dunque esiste e conta molto sia che lo si consideri frutto di una percezione distorta che di problematiche reali. I risultati di un sondaggio pubblicato sul quotidiano La Stampa da Alessandra Ghisleri indica l’argomento sicurezza come determinante per la scelta di voto di sei italiani su dieci. Non si può e non si deve ignorarlo. Giustamente Schlein ha parlato di una “nostra visione” sul tema poiché non si può liquidare la questione solo con il ricorso alla repressione. La chiave sta nell’utilizzo di quella formula, di quella parola che sta alla base della identità e delle rivendicazioni di chi si rifà ai valori liberali e socialisti. “diritto a vivere sicuri”; diritto. Come quello a salari adeguati al costo della vita, come quello ad una assistenza sanitaria accessibile a tutti, come quello a condizioni di lavoro adeguate, come quello ad una qualità della vita dignitosa. E’ un diritto che va rivendicato e perseguito attraverso la messa in atto di azioni di prevenzione ed educazione prima che di repressione, aprendo la società alla conoscenza ed al rispetto reciproco, investendo in formazione e cultura. In nessun modo si può continuare a permettere lo sfruttamento a fini elettorali del sentimento dell’odio che una società la spacca e non la costruisce, che i diritti li nega e non li espande. Per questo le parole di Elly Schlein, lungi dall’essere un’apertura ai “riformisti” (che più che alla legalità sembrano interessati a come acchiappare il prima possibile una fetta di potere), riportano sulla terra dei problemi concreti senza negare gli ideali e possono rappresentare il segnale di una visione nuova, aperta all’ascolto del mondo, per la difesa dei diritti politici, sociali, economici ed imperniata sulla legalità. E’ solo proponendo una idea di società, diversa, più inclusiva ed equa, tollerante ma non lassista, che si può tornare ad incidere, smuovere intenzioni e nuove speranze e provare a far cambiare il vento.



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