TENTATIVI O TENTAZIONI
- 02spiblo02
- 31 lug 2025
- Tempo di lettura: 2 min

TENTATIVI O TENTAZIONI
Come il Don Basilio rossiniano la maggioranza di governo, per due volte nelle ultime due settimane, in maniera “insensibile, sottile,leggermente, dolcemente, “ ha cercato di far passare due emendamenti che avrebbero attaccato in maniera radicale i diritti acquisiti dei lavoratori. La notizia del primo appare su qualche quotidiano il 20 luglio. E’ un emendamento infilato nel decreto ex-Ilva, secondo la moda ormai consolidata di fare macedonie più che atti legislativi coerenti. Nel testo si puntava a condonare ( …ma va ? ) tutta l’evasione retributiva fino al 2020 delle imprese con più di 15 dipendenti. Il testo prevedeva i crediti di lavoro – ovvero tutto ciò che il datore non paga al lavoratore, ma previsto dalla legge o dal contratto: dagli straordinari alla tredicesima – si sarebbero prescritti in cinque anni «in costanza di lavoro» (ovvero non si poteva fare ricorso dopo aver abbandonato il datore di lavoro scorretto ma solo restando alle sue dipendenze con evidenti rischi di ritorsioni). Si prevedeva anche un termine di decadenza: 180 i giorni a disposizione del lavoratore per fare causa, scaduti i quali amici come prima ( che non s’era, si dice dalle mie parti..). L’emendamento andava anche contro una sentenza della Corte di Cassazione, ma si sa cosa pensino della magistratura dalle parti degli estensori del provvedimento. Fortunatamente qualcuno dell’opposizione si è sciroppato una lettura attenta del decreto ed ha individuato “l’intruso” scatenando la protesta che ha portato al ritiro della proposta. Il secondo tentativo assume rilievo stampa in data 29 luglio. Questa volta, con emendamento al Decreto Economia, si punterebbe a riscrivere le norme sui contratti a termine dei lavoratori interinali. Sovrascrivendo la disposizione prevista nel “jobs act” di trista memoria, FDI, Lega e Forza Italia avrebbero proposto di allungare i termini attraverso i quali un’agenzia interinale può “prestare” il lavoratore assunto a tempo indeterminato a un’azienda. Il termine attuale è di 24 mesi, quello proposto salirebbe a 48; così, giusto per contrastare la precarietà. Anche in questo caso la levata di scudi delle opposizioni ha portato all’eliminazione del provvedimento ma le parole del Ministro per i rapporti con il Parlamento Ciriani non appaiono granché rassicuranti: “Valutiamo, magari può essere inserito insieme ad altri argomenti legati al mondo del lavoro in un altro provvedimento” con ciò riferendosi anche al condono dell’evasione retributiva. Dunque i blitz tentati sottotraccia non sono archiviati ma solo posticipati. La versione “corporativa”delle relazioni di lavoro, una forma di rapporto datore di lavoro-lavoratore che eccita probabilmente ricordi nostalgici e che sembra sempre di più fare da sfondo al noto “non disturbare chi produce”, si affaccia con sempre maggiore evidenza nella trama delle politiche dell’esecutivo e di chi lo sostiene. Sino a qui un’attenta vigilanza ha consentito di sventare le minacce, ma il dubbio resta: saranno solo tentativi o più corpose tentazioni ? Vigilate gente, vigilate…



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