SOTTOTRACCIA
- 02spiblo02
- 20 giu 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Le smargiassate alla Donad Trump e le schizofrenie alla Elon Musk alle nostre latitudini provocherebbero probabilmente, per un ormai residuo senso della dignità, reazioni negative. Non per questo mancano episodi che fanno riflettere e che inducono a qualche riflessione. Nella giornata di ieri 19 giugno è esploso su tutti i giornali il caso del declassamento che la Commissione per il Teatro del Ministero della Cultura avrebbe già deciso per il glorioso Teatro della Pergola di Firenze. La decisione ha provocato le dimissioni di tre dei sette membri della commissione che hanno espresso le loro preoccupazioni non solo per la decisione a carico dell’Ente fiorentino, ma anche sulle scelte strategiche del Ministero che, a loro dire, sarebbero indirizzate verso un teatro commerciale ( più redditizio economicamente) piuttosto che verso lo sviluppo di forme di arte più impegnativa. La decisione in sostanza comporta un taglio ai finanziamenti ( circa il 20%) con inevitabili ripercussioni su qualità e quantità delle opere in cartellone. Ma perché questa “retrocessione”? La ragione va ricercata nella decisione della fondazione del Teatro, a capo della quale sta il Comune di Firenze e quindi l’attuale sindaco Sara Funaro, di promuovere Stefano Massini dal ruolo di direttore artistico a quello di direttore generale. Massini, per quanto dichiaratamente schierato su posizioni non omologabili a quelle della maggioranza, non è certo definibile solo come una scelta di parte. L’attore, scrittore e drammaturgo è infatti lo scrittore italiano attualmente più rappresentato nei maggiori teatri di tutto il mondo. Nel 2022 la sua opera Lehman Trilogy ha vinto il Tony Award, principale riconoscimento americano per il teatro; è stato collaboratore di Luca Ronconi al “Piccolo” di Milano, ha collezionato premi letterari in Italia ed all’estero. Insomma Stefano Massini è uno che meriti ne ha parecchi. Dovrebbe essere vanto nazionale affidare la guida di uno dei teatri più antichi e prestigiosi ad una figura che gode di così ampio riconoscimento, a maggior ragione quando chi guida il paese ha dichiarato sin dalle premesse delle proprie intenzioni che intende valorizzare il merito. Cosa non funziona dunque, nell’indubbia collezione di onori del drammaturgo fiorentino? Disturba forse la forza e la capacità espressiva con la quale continua a richiamare l’attenzione sui rischi di deriva autocratica ? Infastidisce che si ostini a voler distogliere l’attenzione dal marketing dozzinale che viene quotidianamente e programmaticamente proposto dalle reti Rai e Mediaset? E’ seccante che sappia scovare, nella fluviale banalità di tanti discorsi politici, la presenza di pericolose assonanze con un passato che si vorrebbe ridisegnare ad uso e consumo del nuovo nazionalismo ? Disturba che attraverso i suoi interventi ponga domande e susciti dubbi ? Alla luce di certi recenti provvedimenti sembra riconquistare spazio il concetto che l’uomo ha bisogno di ordine e non di cultura, che la cultura deve essere al servizio della Nazione…insomma un vago sentore di dejavu senza fragorose esternazioni ma sottotraccia….



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