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SIMULAZIONE

  • 02spiblo02
  • 24 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Et Voilà! la mediazione è servita! La nuova versione dell’articolo 609 bis sulla violenza sessuale, approvato all’unanimità alla camera sull’onda di efferatezze più e meno recenti, oggetto di un celebrato patto di solidarietà femminile tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein da giovedi pomeriggio non è più quel che era. Il provvedimento pareva destinato, secondo le intenzioni, ad essere ratificato dal Senato in corrispondenza del giorno dedicato internazionalmente alla violenza sulle donne (25 novembre) ma in quella sede la truppa della Lega Nord capitanata dall’onniscente Borghi si era messa di traverso opinando sul passaggio in cui si indicava come non violenza la presenza di un “consenso libero e attuale”. I parlamentari del partito di Salvini non si limitavano alla consueta greve ironia in materia, ma minacciavano di far saltare tutto. Allora la Presidente della Commissione Giustizia e loro compagna di partito, avvocatessa Giulia Bongiorno, si  era impegnata a mediare per trovare la quadratura di un cerchio che pareva già abbastanza giottesco, considerate le cronache. La questione pareva vertere (su questo più di un giurista aveva espresso effettivamente qualche perplessità) sul termine “attuale”, dal momento che risultava processualmente complicato accertare quell’attualità e capire come la stessa dovesse essere espressa. Sul fatto che ci dovesse essere invece “consenso libero” non pareva e non pare possa esistere alcun tipo di dubbio. Il lavorio della Presidente di commissione ha partorito così la nuova formulazione che così recita: «la volontà contraria all'atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L'atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostante del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso».   Così a dimostrare che c’è stata violenza deve essere di nuovo la donna, descrivendo e definendo di volta in volta il contesto, la situazione, forse anche il luogo e le luci e poi l’ eventuale sorpresa e l’impossibilità di esprimere il dissenso (e non di affermare il consenso) . In sostanza si torna al punto di partenza, ai processi nei quali ci si dilunga in penose domande sull’abbigliamento della vittima, su cosa abbia detto, come l’abbia detto, fino ad ipotizzare cosa abbia fatto pensare. L’onorevole Bongiorno si difende affermando che così non si pregiudica il diritto di difesa dell’imputato, sacrosanto in uno Stato di diritto, ma in realtà il nuovo testo azzera la novità contenuta nella proposta già votata dalla Camera che mirava a tradurre in legge lo slogan di tanti cortei “Solo sì è si” rimettendo a carico di chi già subisce un trauma fisico e psicologico l’onere di dimostrare che “dissentiva”. Oltre al merito della vicenda, già di per sé tale da far capire di chi panni veste l’attuale maggioranza, v’è poi un dato politico che non può essere sottovalutato. La formulazione originale era stata proposta dopo intesa bipartisan tra la leader dell’opposizione e la/il  Presidente del Consiglio. Una sorta d’intesa d’onore in nome delle donne e un atto politico forte contro una mentalità che, se  solo un radicale mutamento culturale può davvero modificare, intanto avrebbe trovato una sanzione più puntuale e severa nell’applicazione del codice penale. A 48 ore dalla presentazione del nuovo testo, invece, non si registrano reazioni da parte del/della Presidente Meloni. Pacta sunt servanda quando mi va, secondo le nuove linee direttive della politica mondiale dettate da Mar-a-Lago ..per intanto: Buongiorno, donne.

 
 
 

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