Due anni fa alle prime luci dell’alba vari commando delle brigate Al Qassam, braccio armato di Hamas, hanno fatto irruzione ad un raduno di giovani (Nova Festival) e in alcuni Kibbutz prossimi al confine con la Striscia di Gaza seminando terrore e morte tra civili innocenti uccisi per il solo fatto di essere ebrei. Dalla mattina successiva il governo Netanyahu ha scatenato la rappresaglia infinita, quella che continua ancora oggi e che ha reso al suolo la striscia di Gaza, distrutto scuole, ospedali, chiese, fatto oltre 60.000 morti, tanti, troppi bambini, colpevoli solo di essere palestinesi. Ci si potrebbe intrattenere sui tanti dubbi legati a quell’assalto cui è seguita la strage che mobilita le piazze; dagli avvisi ignorati o sottovalutati ( perché ?), all’effettivo numero delle vittime (ufficialmente 1.200) ed alle dinamica delle loro morti. Si potrebbe dilettarsi nel gioco perverso e spietato delle dichiarazioni farneticanti, oppure delle percentuali e delle proporzioni per suggerire parallelismi inimmaginabili. Mi voglio soffermare invece sui semi che hanno generato frutti tanto velenosi. Quei semi sono stati fatti germogliare nel tempo dalla pavidità dei paesi occidentali e dei paesi arabi vicini, incapaci i primi a fornire una seria mediazione tra due popoli che il senso di colpa derivante dalla Shoa aveva messo l’uno contro l’altro, i secondi solo di dichiarare guerre improvvisate e perdenti senza nemmeno tentare di trovarlo, un accordo. Su questa terra disperata hanno giocato come al tavolo dei dadi le grandi potenze, sostenendo finanziariamente e militarmente ora l’una ora l’altra parte con mediazioni intese più a fini interni che a reali volontà di porre fine ai contrasti. E poi l’ONU, che ha prodotto decine e decine di delibere di condanna; ora del terrorismo, ora delle occupazioni ma non è mai stata capace di farle rispettare. Infine a tradire ebrei e palestinesi sono stati loro stessi, avvitati sempre di più nel contrasto “noi e loro” divenuto ben presto “o noi o loro”. Nessuno ha provato davvero a disinnescare l’odio e come scrive la poetessa Wislawa Szymborska, l’odio è efficiente, “guarda ..con quanta facilità supera gli ostacoli/come gli è facile avventarsi, agguantare” e dunque dal mare di lacrime e sangue delle martoriate terre di Palestina tracima e si diffonde. Scorre ora impetuoso nelle vene di quella che consideravamo la più grande democrazia del mondo, si fa discriminazione violenta, si fa rabbia e prepotenza, umilia e gode dell’umiliazione “Religione o non religione/purché ci si inginocchi per il via/Patria o no/purché si scatti alla partenza”. I suoi semi che frutto daranno, mischiati ai miliardi ed all’arroganza ? E la nostra Europa, che ha visto crescere e propagarsi in terribili e spietate interpretazioni le versioni feroci delle dittature non ne è esente. Ancora i versi della poesia “Se si addormenta il suo non è mai un sonno eterno/ L’insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza” . Li vediamo, risvegliati e usciti dall’ombra i seminatori all’opera quotidiana, falsificare gli assi nel mazzo, cavalcare gli istinti irrazionali della paura, solleticare le ragioni della razza, indicare col dito i nemici e profetizzarne la fine. Questi semi, qui , in Europa, incontrano ancora resistenza nella pietra scolpita coi i nomi di tanti massacrati, nel richiamo ai “mai più” giurati sulle tombe; ma già scricchiola il terreno delle garanzie e dei diritti sotto il peso del potere, sotto la subdola tentazione del denaro, davanti all’insinuante promessa di un domani semplificato dall’obbedienza. Sta a noi, noi che crediamo nella fratellanza, nella compassione, che coltiviamo il dubbio, a noi ora più che mai, ora più di sempre, lottare perché quei semi non diano il frutto perverso di un annichilimento delle persone, Sta a noi evitare che si imponga la rinuncia all’essere prima di tutto umani e poi liberi.
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