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SAREBBE GRADITO L’ABITO SCURO

  • 02spiblo02
  • 20 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Ormai mancano solo il “Can Can”  a cui rispondere magari con “la mossa”  e naturalmente qualche bel duello all’arma bianca da tenersi rigorosamente dietro al Convento dei Carmelitani scalzi in diretta streaming. A questo si è ridotta la scena politica italiana a forza di farsi avvolgere dalla ventata populista ( prevalentemente a destra) e dalle sue maldestre imitazioni ( quasi sempre a sinistra). In questo scenario sempre più vicino all’avanspettacolo prendono campo azzeccagarbugli vari, senza vergogna né etica, pronti a fare da cassa di risonanza alle più svariate scempiaggini pur di tenere alto, anzi no meglio dire basso, il livello del dibattito pubblico. Gli episodi si contano a decine, da ultimo la amorale e surreale vicenda del contrasto Fdi-Quirinale,  tanto che non vale  occupare spazio per farne un elenco ( residua anche un senso del pudore che rivangare certe esibizioni frustra puntualmente). Ai più vecchi tornano in mente i tempi in cui Aldo Moro se ne andava in spiaggia con giacca e cravatta per rispetto delle Istituzioni che rappresentava o nei quali Claudio Martelli si dice facesse il giro dei corridoi ministeriali per spengere le luci prima di uscire. No, diversa l’epoca e diverso il sentire degli italiani. Il punto che mi pare rilevante nell’osservare la deriva pressoché quotidiana è l’istituzionalizzazione dell’impossibilità del confronto. Schierati su barricate opposte i due fronti  non scambiano idee e proposte ma si dedicano regolarmente al lancio reciproco di insulti, accuse, sarcasmi. In questo magma fatto di urlacci , banalizzazioni e frequente maleducazione il tema oggetto del contendere svanisce nel nulla. Si applica l’infallibile legge dello slogan e si favorisce la chiusura dei cervelli. Quale approfondimento reale si potrà fare, ad esempio,  sul prossimo referendum sulla giustizia quando il contenuto dello stesso è misconosciuto e viene sintetizzato nelle formule oppositive “governo Vs toghe rosse” da un lato e “difendiamo la magistratura” dall’altro? Chi prova a spiegare la sostanza del provvedimento, che sia a favore o contrario,  viene immediatamente fatto oggetto di attacchi personali che spostano l’attenzione dal tema realmente trattato alle sue proprietà immobiliari o mobiliari, oppure al suo modo di parlare, oppure a come è vestito… Intanto i problemi restano e sono gestiti, quando lo sono, secondo logiche antiche. Infatti quello fin qui descritto non è che l’aspetto esteriore,quello offerto al pubblico ( pubblico e non più cittadino è una degradazione contenuta in una formula lessicale) che viene rinforzato, moltiplicato, ulteriormente distorto dall’universo dei social. Continuano infatti dietro alle quinte i maneggi e i clientelismi, i favoritismi e le strategie, con alleanze inconfessabili e/o  agguati premeditati. Tutto ciò non prevede in alcun modo  il coinvolgimento delle persone, anzi non si nasconde neanche più il fastidio se qualcuno prova a dare dimostrazione di capacità di svolgimento di pensiero. Le masse servono per i voti, per acclamare, cantare in coro o saltellare con una applicazione metodica del celebre decalogo di Noam Chomsky ed un contestuale  svuotamento progressivo di ogni significato la democrazia nella sua essenza più intima e vera. Tra una battuta ed un volteggio ci stanno scippando il diritto di decidere e di incidere e la democrazia senza le persone, senza la partecipazione, muore. E’ questo che diventa urgente recuperare. Non possiamo farlo né vestendo  i panni degli ultrà né chiamandoci fuori dall’agone politico sulle ali del “tanto son tutti uguali”, che è una delle mode del momento e che consente puntualmente a minoranze reali di spacciarsi per maggioranze onnipotenti. Si potrebbe cominciare dallo smettere di dar seguito a cialtroncelli più o meno attempati, divulgatori palesemente in malafede e propagatori di odio. Si potrebbe cominciare tornando ad informarsi davvero, tornando a riflettere e ragionare. La politica è ( sarebbe) una cosa seria , cominciamo a pretendere l’abito scuro e meno fuffa.

 
 
 

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