top of page

SANGUE

  • 02spiblo02
  • 16 apr 2025
  • Tempo di lettura: 3 min





Che differenza c’è tra morire in una piazza, davanti ad una Chiesa ,nel giorno della domenica delle palme, colpiti dalle bombe dell’aggressore oppure morire in un ospedale o in un palazzo sbriciolato dagli attacchi aerei di chi pretende di lavare il sangue con il sangue moltiplicato dieci ( apparentemente senza memoria di quanto nefasta e terribile sia stata l’applicazione di questo criterio nella propria storia). Eppure tra domenica e ieri sia i commenti politici che quelli social sembrano marcare una assurda, inconcepibile differenza. A seconda che si scelga di stare da una parte o dall’altra i morti che,  vale specificarlo, sono sempre civili e spesso bambini, sono classificati di serie A o di serie B. Nell’esercizio immondo si è esibito naturalmente anche il reclamatore di omaggi tergali. A  conferma della sua concezione spartitoria del pianeta e non pago di aver ricevuto con gli onori di rito ( lui sì, l’altro no perché intralcia) il primo ministro israeliano e di aver ribadito in quella sede  la comune volontà di evacuare Gaza dai suoi legittimi occupanti, si è affrettato a definire un errore la bomba russa su Sumy tornando poi a farneticare accuse sul suo predecessore e sul paese aggredito.  E’ stato uno spettacolo veramente indecente osservare le capriole ed i distinguo, i silenzi e le ritrosie, i giri di parole e gli eufemismi dei cosidetti “potenti” del mondo. Come si può per ragioni di geopolitica, per logiche spartitorie o espansionistiche, per mai sopiti istinti razziali, giustificare gli orrendi macelli dell’Ucraina e di Gaza ? Più ancora come si può anche soltanto immaginare una differenza, una giustificazione qualsivoglia davanti ad un evidente pianificazione che prevede l’assassinio di gente inerme ? Tra i molti silenzi da rimarcare le ancora  timide prese di posizioni europee su Gaza, l’ennesima dimostrazione di quanta strada ci sia ancora da fare prima di avere il coraggio della consapevolezza ( unica salvezza per non finire vaso di coccio tra vasi di ferro) . Da noi si sono messi in luce il solito Salvini ( e non sorprende) e  Giuseppe Conte. Di quest’ultimo ci sarebbe da stupirsi data la mobilitazione pacifista sollecitata anche di recente senonché la memoria ci riporta l’imbarazzo e la risposta mai fornita quando gli è stato chiesto di esprimere la propria preferenza tra Trump e Biden e la sensazione che non abbia mai smesso di strizzare l’occhio all’autocrate del Cremlino, con ciò assecondando la pancia di un movimento percorso da sempre da sentimenti tutt’altro che di sinistra. Resta da capire, ma è una considerazione a margine rispetto al tema, come si possa costruire qualcosa di duraturo con un partito ondivago su temi umanamente cruciali. Per tornare al punto, la sagra del disgusto  si amplia e raggiunge l’apice con un breve giro sui social; “Voglio vedere se qualcuno parla di Gaza almeno quanto parlate di Ucraina” ovvero “voglio vedere se qualcuno parla di Ucraina quanto parlate di Gaza”, “ Gli ospedali sono covi di Hamas”,  “La Russia non è la vera minaccia” ; “Troppi morti a Gaza, la guerra è guerra””fino al capolavoro ( si fa per dire) di chi giunge a dire che le bombe in Ucraina se le tira da solo Zelensky per mantenersi al potere. Nessuno, o molto pochi, che riconosca la inaudita crudeltà delle stragi. I politici lo fanno forse per cinici calcoli di alleanze e di interessi, mettendo l’etica in coda agli affari secondo i nuovi dettami sino-americani;  gli utenti social invece paiono pervasi da quella ottusa rabbia che impedisce ormai ogni dialogo ed abbatte ogni possibile confronto. Nessuno che rammenti, anche solo per un momento,  i versi della poetessa russa Anna Achmatova “il miele selvatico sa di libertà/la polvere del raggio di sole/la bocca verginale di viola/e l’oro di nulla/…ma noi abbiamo appreso per sempre/che il sangue sa solo di sangue..”      


 
 
 

Commenti


bottom of page