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QUESTIONE DI METODO...

  • 02spiblo02
  • 20 mar 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Le ingiustificabili parole di Giorgia Meloni che ieri ha volutamente distorto senso e spirito di un testo che di riferimento nella storia dell’Unione Europea sono state già ampiamente e variamente commentate su stampa e social  (Tra i tanti mi permetto di segnalare uno dei primi usciti quello di Gianni Oliva, su “La Stampa”). Quel che invece vorrei osservare qui è che al di là del merito di quanto affermato mi pare si possa rintracciare nell’atteggiamento della Presidente del Consiglio il ricorso ad un metodo. Una gestione dei fatti e della dialettica politica che è comune alle destre a livello internazionale;  il ricorso costante a quelle che nel suo libro “Della gentilezza e del coraggio” Gianrico Carofiglio descrive come “fallacie”, ovvero “errori nella costruzione di un discorso. A volte deliberati, a volte involontari, che invalidano le argomentazioni.” Nel caso in specie si è fatto ricorso al cosiddetto “argomento fantoccio” che è utilizzato per dare una scorretta rappresentazione della tesi che si vuol contrastare attraverso estremizzazioni , citazioni fuori contesto di singoli argomenti, esemplificazioni esasperate e  così via. In pratica lo stesso metodo utilizzato da Donald Trump, dal ribaltamento di ruoli nella guerra russo-ucraina fino all’accusa all’Unione Europea di essere stata costituita per “fregare gli U.S.A.”. Analoghi atteggiamenti si trovano in Orban e nei leader di AFD e FPO, RN e VOX  per tacere delle uscite di Bannon e di Salvini.  Non può essere un caso; é piuttosto di un modello identitario che accumuna forze politiche che fanno dell’esaltazione del nazionalismo, dell’appello a presunti valori di tradizione e natura nonché di uno strisciante razzismo ( a volte nemmeno troppo velato) un progetto politico. Per tornare alla vicenda di ieri, Giorgia Meloni è riuscita nell’intento di spostare l’attenzione dal tema della seduta, il dibattito sul progetto  di riarmo lanciato da Von der Layen  ( argomento scottante che divide sia la maggioranza che l’opposizione, con l’aggravante per la maggioranza che ad essa spetta definire il ruolo del Paese),  evitando alla fine di esporre la posizione del governo in materia. Forti e ripetuti invece i messaggi lanciati verso Washington anche qui attraverso un ribaltamento della realtà. Infatti quando dice che è impensabile che l’Europa possa fare a meno degli Stati Uniti sposta l’onere della scelta divisiva sull’Unione Europea fingendo di dimenticare che la rottura è stata dichiarata preventivamente ed attuata immediatamente dalla nuova amministrazione Trump. Finora la Presidente del Consiglio è stata una buona equilibrista, ma i tempi stringono verso la necessità di una scelta e quella che pare di intravedere dietro la tattica è una strategia che mette l’Italia al traino di questa America, come se il ruolo inevitabilmente subordinato rispetto alla grande potenza potesse riservarci vantaggi in un mondo sempre più in mano ai grandi affaristi senza scrupolo alcuno che non sia il denaro e la forza. Nel “Manifesto”  bistrattato e ridotto a testo incendiario si dice anche che “le forze economiche non debbono dominare gli uomini ma essere da loro sottomesse” e “che devono “essere ridotte al minimo le distanze tra le posizioni di partenza nella lotta per la vita”. Continuerò a preferire queste scelte a quelle di chi sceglie Musk.

 
 
 

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