QUEI BRAVI RAGAZZI
- 02spiblo02
- 22 lug 2025
- Tempo di lettura: 3 min

All’inizio erano Paola Egonu e Miriam Sylla. Due ragazze con la pelle nera, nate e cresciute in Italia, fantastiche campionesse della pallavolo. La cima di un iceberg che stava emergendo e che solo pregiudizi, incomprensibile odio e cattiva coscienza potevano negare. Sono poi arrivate le medaglie dell’atletica leggera: Furlani, Simonelli, Iapichino e tanti altri che ancora devono esplodere. Negli ultimi giorni gli ottusi razzisti della Lega ed i nazionalisti del privilegio di Fratelli d’Italia hanno ricevuto un ulteriore schiaffo in faccia dalla realtà dopo le vittorie della multietnica nazionale maschile under 20 all’europeo di Basket e le strabilianti prestazioni della quindicenne Kelly Dualla, nata da genitori camerunensi, nella velocità su pista. Capiranno finalmente in quale paese stiamo vivendo ? Questi bravi e meravigliosi ragazzi sono cresciuti qui, parlano la nostra lingua ( spesso molto meglio di molti parlamentari “italianissimi”), hanno frequentato le nostre scuole e frequentato le nostre palestre ed i nostri campi sportivi coltivando sogni e passioni come tanti altri adolescenti. Può fare la differenza solo il colore della pelle, la fede religiosa, l’origine della famiglia ? E’ giusto che coloro che abbiamo citato e gli altri componenti delle varie squadre nazionali abbiano il privilegio della nazionalità solo perché rappresentano eccellenze nello sport ? Quanti sono i ragazzi nati da genitori emigrati che hanno potenzialità enormi che non sfruttiamo per quel che valgono solo sulla base di preconcetti infondati e fumose teorie razziste ( che farebbero sorridere, se non fossero così dannose, visto che sono riferite ad un paese come l’Italia nel quale nel corso dei secoli si è mischiato il sangue di popoli di ogni latitudine). Mentre i nostri giovani vincono fa da controcanto, con il consueto intento di alimentare la paura in attesa di trasformarla adeguatamente in odio per puro tornaconto elettorale, la polemica sulla percentuale di reati commessi da extracomunitari sul totale registrato dalle prefetture. Un dato all’ingrosso, dato in pasto ai social e destinato ai titoli delle “Pravde” di regime ma privo di qualunque analisi. Fermo restando che chi delinque va fermato e condannato a prescindere dall’origine perché la cooperazione sociale richiede questo tipo di azione e prevenzione, varrebbe la pena porsi alcune domande. La principale: quanti sono gli immigrati che delinquono sul totale che li rappresenta ? Si sono improvvisamente convertiti al pensiero internazionalista gli esponenti delle associazioni di Industria e Commercio che hanno giudicato insufficienti le 500.000 regolarizzazioni previste nei prossimi tre anni dal decreto flussi per coprire le necessità di posti di lavoro ? Dato che di queste persone c’è bisogno, cosa è stato fatto e cosa si fa per agevolarne l’integrazione? Quali strutture pubbliche sono state create per insegnare la lingua, la storia, anche le leggi a chi è arrivato per dare sostanza ad un principio vecchio di quasi 250 anni scolpito non nei testi marxiani ma nella Dichiarazione di indipendenza americana (“Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità”)? Quanto invece si è cercato con cinica furbizia di sfruttare queste persone proponendo condizioni di lavoro indecenti e paghe ridotte per innescare una guerra dei poveri a tutto beneficio del profitto indiscriminato e “non disturbabile “ ( giusto il discorso programmatico della Presidente del Consiglio) ? Fortunatamente nonostante le carenze e la discriminazione strisciante la vita fa aggio sull’ideologia beota. Tra i giovani la questione del colore della pelle o della fede religiosa non esiste. Il paese è avanti anche se c’è chi lo vorrebbe affondare ancora in un passato sedicente glorioso ( in realtà povero e perdente ). Lo sport può tracciare la strada. L’Italia che vince, in campo e fuori, non è e non potrà mai essere quella dei Vannacci.



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