QUALE DEMOCRAZIA..
- 02spiblo02
- 7 giu 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Continuano a rimbalzare dalla stampa alla rete, dalle tv alle radio, le dichiarazioni ed i commenti sulla trasformazione in legge del cosiddetto “Decreto Sicurezza” avvenuta qualche giorno fa. Il nuovo provvedimento è stato approvato con il voto favorevole della maggioranza chiamata massicciamente all’appello dal fatto che il governo ha posto sulla votazione la “questione di fiducia”. Ovvero, in soldoni, o si approva questo testo o cade il governo ( lo so, non è sempre vero; piuttosto che “schiodare” se ne inventano tutti di ogni, ma insomma la ratio della “fiducia” sarebbe quella che si è descritta). Ora: tralasciando il contenuto del provvedimento, quel che colpisce è il metodo. Scegliendo di porre l’aut-aut al Parlamento si blinda il testo, si annichilisce il dibattito, si alimenta la contrapposizione e si svilisce la democrazia. Sarebbe ( e lo è stato per tanto tempo) decisamente meglio percorrere la strada del confronto, misurarsi sui temi e sulle misure e magari giungere ad un compromesso che poi consenta di varare provvedimenti che siano condivisibili dalla maggioranza del Paese. Torno, ma solo a titolo d’esempio ché come si vedrà la questione non è nuova, alla trasformazione del Decreto Sicurezza avvenuta il 4 giugno. Nessuna persona ragionevole si sognerebbe di contestare gli interventi contro le occupazioni abusive. Idem per l’inasprimento delle pene contro i truffatori degli anziani. Ci sarebbe stato invece parecchio da discutere in tema di restrizioni alle manifestazioni pubbliche oppure per quel che concerne i divieti sulla cannabis light che mettono in ginocchio un intero settore. Un confronto in parlamento, non costretto da visioni aprioristiche, avrebbe forse consentito limature e sistemazioni tali da rendere l’apparato complessivo del provvedimento più coerente con i dettami della Costituzione e magari anche con la logica. Invece si va avanti a sganassoni per compiacere “la pancia”. Quel che più preoccupa è proprio l’incapacità di accettare un confronto. Si va avanti per slogan, dichiarazioni trancianti, appelli sguaiati. Non è un fatto nuovo, legato all’operato di questo governo. Un interessante articolo del sito “pagellapolitica.it” evidenziava già a luglio 2024 il ricorso sempre più frequente al voto di fiducia negli ultimi cinque anni. Mario Draghi lo ha richiesto 42 volte ( una ogni 10 giorni), il governo Conte II° ne ha richiesti 39 ( una ogni 13 giorni), il Conte I° è a quota 15 ( una ogni 30 giorni). L’attuale esecutivo è a quota 90 con una media di una fiducia ogni 11 giorni. La deriva è quindi in corso da tempo e nel suo protrarsi ed accentuarsi comporta lo svuotamento di senso del lavoro del Parlamento, ridotto sempre di più al ruolo di notaio-ratificatore di decisioni prese altrove e non modificabili. In definitiva, e senza che sia avvenuta alcuna formalizzazione o modifica costituzionale, siamo già entrati in una sorta di “premierato”, con il capo del governo che dirige la politica nazionale sulla scorta del consenso elettorale ricevuto mantenendo il parlamento in posizione subordinata. Ma questa sorta di “Unzione del popolo” se è gratificante per chi la riceve è anche estremamente pericolosa. Così si alzano i muri ( non importa se rossi o neri ) e si impoverisce la politica che diventa prima elemosina di consenso (in mano non ai più virtuosi ma ai più abili manipolatori) poi prepotenza. Per dirla con le parole di Bobbio “viene a mancare la dialettica delle idee che permette di giungere alla decisione cui deve sottostare tutta la collettività “. Una democrazia dimezzata



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