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PICCOLE STORIE IGNOBILI

  • 02spiblo02
  • 28 mar 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

La cronaca ci offre da tempo  motivi di preoccupazione; guerre e massacri in Ucraina e a Gaza, oligarchi che si liberano di oppositori in maniera spiccia e violenta, assalto quotidiano ai diritti civili e politici. Anche per questo le storie di cui vado a parlare finiscono in fondo alle pagine on-line e molto all’interno di quelle cartacee degli organi di informazione. Eppure sono gravissimi e non isolati episodi che testimoniano insieme l’ipocrisia delle sfilata delle mimose, dei fiocchi rossi e quella delle dichiarazioni formali contro le sperequazioni e le violenze subite dalle donne. In breve i fatti. Il primo: a Taranto una signora ha deciso di denunciare l’ospedale presso il quale, nel periodo della pandemia ,  è deceduto per Covid il marito. Ebbene la tattica della difesa dell’ente ospedaliero verte principalmente su domande di natura personale tese ad accertare se la signora avesse relazioni extraconiugali, se trascorresse spesso periodi lontani dalla casa comune etc. Domande senza alcun nesso con l’accusa e chiaramente di natura sessista. Secondo episodio: l’Associazione Medici del Mondo che aiuta e tutela l’interruzione volontaria della gravidanza ha denunciato le pesanti forme di condizionamento cui vanno incontro le donne che si recano presso strutture pubbliche per abortire. Ostilità ( “mica è così facile”) , scherno (“ ti sei divertita eh? Ora paghi le conseguenze”) , ascolto obbligatorio e prolungato del battito del feto; un calvario che si aggiunge alla scelta che solo un ottuso oscurantismo può ritenere dettata da superficialità. Forse non è soltanto effetto della presenza, ufficializzata con provvedimento governativo nell’aprile di un anno fa, dei gruppi pro-vita all’interno dei consultori. Forse è una conseguenza dell’aria che spira forte d’oltre-oceano ( una sponda verso la quale l’Italia meloniana guarda come fonte d’ispirazione) dove le sette religiose ultra-conservatrici hanno dato vita al disgustoso conglomerato chiamato Nuova Riforma Apostolica. Fatto è che mentre si dichiara risolta la questione di genere sembrano risuonare sinistramente attuali i versi della canzone di Guccini “Una piccola storia ignobile”.  Il “maestrone” quelle parole le vergò nel 1976, un periodo duro, difficile, anni di terrorismo e strategia della tensione, ma che visto da oggi sembra, per usare ancora le parole del cantautore modenese, un’epoca nella quale si poteva sperare di “avere tutto per possibilità”. Sono trascorsi 49 anni. Sono corsi fiumi di parole e di dichiarazioni più o meno solenni, ma siamo ancora lì. Oppure forse è lì ci vogliono riportare ad una “piccola storia ignobile (che)  mi tocca raccontare/Così solita e banale come tante/Che non merita nemmeno due colonne su un giornale/O una musica o parole un po' rimate/Che non merita nemmeno l'attenzione della gente/Quante cose più importanti hanno da fare/Se tu te la sei voluta, a loro non importa niente/Te l'avevan detto che finivi male”.

 
 
 

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