PAROLE SULL'ORRORE
- 02spiblo02
- 27 mag 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Genocidio si, genocidio no. Pulizia etnica si, pulizia etnica no. La ricerca delle colpe , di chi “ha cominciato”, con ricostruzioni più o meno plausibili come si legge sui social e si ascolta in qualche premeditato dibattito televisivo. Un proliferare di parole che alla luce della realtà appare privo di senso e che serve solo a giocare ad auto-classificarsi pro questo o pro quello mentre l’oggettività dell’orrore si ripete giorno dopo giorno. Il senso della vicenda in corso, le cui radici velenose penetrano in profondità in quelle terre, trova drammatica conferma sia nelle parole ormai senza più ritegno degli estremisti del governo Nretanyahu che nell’atteggiamento di Hamas nei confronti degli stremati abitanti della striscia. I primi hanno ormai perso ogni freno inibitorio e dunque proclamano ad alta voce l’intenzione di occupare le terre che l’Onu aveva destinato allo Stato di Palestina per dare vita al loro sogno, quell’ “Eretz Yisrael” dal Giordano al mare che dovrebbe essere nelle intenzioni di Ben Gvir, Smotrich & C. uno Stato confessionale e razziale che preveda la presenza dei soli ebrei con riduzione di eventuali altri ( non graditi) ospiti a cittadini di serie B. Del resto tale politica è già vigente dato che ai palestinesi che vivono entro i confini di Israele sono imposti numerosi limiti (alla circolazione,negazione della nazionalità, negazione di permessi di costruire, negazione della giustizia etc ) come più volte denunciato da Amnesty International. A questo si aggiunge la recente denuncia da parte delle stesse ONG israeliane del trattamento inumano corrente nelle carceri con destinatari soprattutto i palestinesi ( spesso trattenuti senza che sia stata formalizzata nei loro confronti alcuna accusa). Dall’altra parte non meno terribile è il comportamento di Hamas che nasconde proprie sedi sotto ospedali e scuole ( il che è vero anche se ciò che non giustifica certo il fatto che si decida cinicamente di radere al suolo questi edifici) e che soltanto ieri ha minacciato i propri connazionali, da giorni e giorni senza cibo, acqua, medicinali, di non accettare gli aiuti umanitari perché si tratterebbe di “un'iniziativa pericolosa, finalizzata a servire obiettivi di sicurezza israeliani e a indebolire le organizzazioni internazionali nella Striscia” per cui “Chi collabora pagherà, saranno adottate le misure necessarie”( frasi tratte alla lettera dal comunicato del Ministero degli Interni di Hamas) . Anche da parte dell’organizzazione politico-terrorista dunque nessuna pietà, nessun senso di colpa e nessuna vicinanza verso quelli che ipocritamente sono chiamati “fratelli”, una popolazione ridotta all’alternativa tra morire sotto le bombe o morire di fame. Quanto appena descritto mette in luce anche l’insensatezza di chi, nell’ancora comodo occidente, dichiara di volere la fine dello Stato di Israele con ciò accendendo le polemiche sull’antisemitismo montante. Chi la pensa così ha esattamente la stessa posizione, uguale e contraria ma comunque vergognosamente razzista e omicida dell’indifendibile governo attuale di Israele e delle sue politiche etniche. L’assassinio quotidiano, perpetrato con determinata crudeltà, la fame usata come arma ulteriore per umiliare più e oltre la morte stessa, merita l’unanime condanna del mondo per la sua natura di annientamento della stessa ragion d’essere dell’uomo, per l’annullamento della unicità e della dignità ciascun essere vivente. Deve essere messa all’indice tanta inumana violenza che non merita faziosità assurde né deliri di reciproca onnipotenza, moltiplicatori irragionevoli di ulteriori crudeltà. Scrive il poeta e scrittore palestinese Marwan Makhoul “Fazioso,/ogni volta che la croce cresce sul tuo petto/si riduce dentro di te/e così anche la mezzaluna”



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