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PAROLE

  • 02spiblo02
  • 25 mar 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Due tra i fatti accaduti nell’ultima settimana hanno portato in evidenza il ruolo e l’importanza delle parole: il dibattito, ma meglio sarebbe dire la gazzarra, scatenatasi intorno al Manifesto di Ventotene e la lettera che Papa Francesco  ha indirizzato al direttore del Corriere della Sera. Partiamo dalla prima vicenda. Il modo in cui la Presidente del Consiglio ha estrapolato pochi passaggi del documento redatto da Rossi e Spinelli a fini di mera tattica politica ( serviva un modo per non parlare dell’oggetto della seduta parlamentare che era la posizione italiana sul riarmo ed in quell’ambito sarebbero emerse le diverse anime della stessa maggioranza) è diventato da un lato una bestemmia, dall’altro l’unica interpretazione di un documento il cui respiro è ben più ampio e del tutto diverso da quello evidenziato da Meloni. Ora: l’esercizio della estrapolazione decontestualizzata di parole da un qualunque testo si presta inesorabilmente alla confusione o all’utilizzo a fini polemici. Ho provato a utilizzare lo stesso metodo sfogliando la Bibbia. Ho trovato passaggi che si potrebbero definire “comunisti” ( “quanti possedevano campi o case li vendevano e il ricavato delle vendite veniva poi distribuito a ciascuno secondo il bisogno”-Atti degli Apostoli; “Il ricco compie l’ingiustizia e per di più minaccia, il povero subisce l’ingiustizia” Siracide) , di inneggiamento alla violenza ed alla sopraffazione ( “Sterminarono tutto quanto era nella città, uomini e donne, giovani e vecchi, passarono a fil di spada persino i buoi e gli asini” –Libro di Giosuè), razzisti (“Tu sei infatti un popolo consacrato a Dio e Dio ti ha scelto, perché tu fossi il suo popolo privilegiato, fra tutti i popoli che sono sulla terra” -Deuteronomio), misogine ( “le mogli siano sottomesse ai mariti” Prima lettera di Pietro) ma anche femministe(“Il signore Onnipotente li ha respinti per la mano di una donna !- Cantico di Giuditta).  E’ evidente che una corretta lettura di un qualunque testo deve essere complessiva e i vari passaggi vanno letti anche nel contesto in cui sono stati scritti. Pare evidente ma forse non è così,  dato che il dibattito sulla questione Ventotene, che poteva essere un’occasione per parlare d’Europa, dei suoi limiti e dei suoi errori ma anche delle sue prospettive ( le uniche che abbiamo salvo il vassallaggio ) è scaduto in una guerra di insulti, false interpretazioni, faziosità assortite e disoneste. Non sto parlando della consueta orgia dei social ma dei confronti a mezzo stampa, tv, e video di giornalisti e politici. Tutti ( quasi tutti) l’un contro l’altro armati. E come pretendere allora che chi si informa loro tramite possa maturare la capacità di analisi e non alimentare quella del pregiudizio ( cito Bobbio che lo definiva “un opinione che viene accolta acriticamente e passivamente dalla tradizione, dal costume o da un’autorità i cui dettami accettiamo senza discuterli, acriticamente e passivamente”) . Lo stesso metro viene adottato quando si parla di altri temi terribili come la guerra russo-ucraina e la aberrante strage palestinese . In ogni circostanza si evita di approfondire, spiegare, cercare di ragionare su cause ed effetti, sui dati oggettivi e sulle concause più nascoste. Chi fa il mestiere di informare dovrebbe preoccuparsi di questo e non inseguire il titolo o la rissa per guadagnare punti di share o contatti in rete. Per questo assumono grande rilevanza le parole che il Pontefice ha consegnato alla lettera inviata al Corsera “..Sentite tutta l’importanza delle parole. Non sono mai soltanto parole: sono fatti che costruiscono gli ambienti umani. Possono collegare o dividere, servire la verità o servirsene. Dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra”. Quante volte abbiamo assistito ed assistiamo a regimi che attraverso le parole hanno deviato e deviano  le menti verso l’odio, la violenza, il sopruso. E dunque meglio sarebbe un applauso in meno ed una meditazione in più ( il recupero della complessità, come scrive Papa Francesco)  per recuperare la dimensione dell’uomo che stiamo perdendo.”Adoro le persone che scelgono con cura le parole da non dire”( Alda Merini).


 
 
 

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