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PACE,PROFITTO, UMANITA’

  • 02spiblo02
  • 2 ott 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Sulle prime pagine dei giornali e nei deliri comunicativi provenienti da Washington domina la scena il progetto in 20 punti che Netanyahu è andato a firmare negli USA, non prima di aver fatto modificare il testo precedentemente concordato dall’inviato americano  Witcoff con i paese arabi (mediatori con i terroristi di Hamas). Nel documento reso noto da un quanto mai tronfio Donald Trump non risultano più né il ritiro dell’esercito Israeliano da Gaza (“le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si ritireranno secondo standard, traguardi e scadenze legati alla smilitarizzazione… fino alla linea concordata”), né il riconoscimento dello Stato Palestinese ridotto ad un auspicio ( articolo 19: “potrebbero crearsi finalmente le condizioni per un percorso credibile verso l’autodeterminazione e la statualità palestinese che riconosciamo come aspirazione del popolo palestinese”). Si attende la risposta di Hamas. Va constatato però che il premier israeliano ha già dichiarato di voler  disattendere il citato punto 19 ( “non ci sarà mai uno stato palestinese”) e i membri più oltranzisti del suo governo hanno già minacciato fuoco e fiamme contro la ratifica dell’intesa con tale veemenza che viene da chiedersi perché poi l’onere di un eventuale mancato accordo debba ricadere solo sulle spalle degli estremisti palestinesi. Detto questo, qualunque formula possa consentire la fine della strage insensata e ingiustificata deve essere accolta con favore ma parlare di un trattato di pace è con ogni probabilità usare un termine improprio. Intanto di norma la pace la si fa coinvolgendo i due nemici. Qui il testo, nella sua versione definitiva,  l’hanno concordato Trump e Netanyahu senza negarsi l’opportunità di condirlo con una minaccia: “Hamas accetti il piano o sperimenterà l’inferno” e senza coinvolgere, se non attraverso intermediari per altro molto legati all’amministrazione americana, i diretti interessati, ovvero i palestinesi. Non si parla da nessuna parte di cessare immediatamente il fuoco e fermare le atrocità in atto, anzi si subordina la fine della violenza all’accettazione del testo proposto. Scorrendo i vari punti pare di leggere in filigrana, ben occultato dietro le affermazioni di principio e di buona volontà comune, il progetto mai abbandonato di fare della Striscia una grande opportunità affaristica in nome del capitale e del “Deal”, l’idolo guida di ogni progetto trumpiano. Lo stesso coinvolgimento di Tony Blair ( uno dei protagonisti del grande travaso del capitalismo nella sinistra al pari di Macron Schroeder e Renzi), indicato dal Financial Times come uno degli sviluppatori del piano “Riviera Gaza” alimenta il sospetto. Le garanzie offerte ai palestinesi sono vaghe o nulle. Resteranno a Gaza e saranno considerati cosa? Paria, cittadini a tutti gli effetti ( di quale entità statuale? con diritti garantiti da chi?), oppure sarebbero cacciati in un secondo momento in maniera più subdola rispetto alla brutalità propugnata e praticata dall’IDF? Quanto dovrebbe durare questo protettorato? Tutto  questo odora ( o puzza) dannatamente di quattrini mentre non si rintraccia alcun cenno all’umanità, Si tace completamente sulla CisGiordania (la si considera già assegnata ad Israele ?) evidentemente avallando le violenze dei coloni e l’espansionismo territoriale ebraico. Naturale l’immediato allineamento dei “serventi al pezzo” tra cui l’Italia, paese in cui si sbeffeggia, offende e strumentalizza la Sumud Flotilla ed i suoi sostenitori, ovvero l’unica iniziativa di sostegno reale, solidarietà e pietà nei confronti di un popolo alla disperazione. Sarà pace ? Chissà..forse, ma allora perché continuano a suonarmi in mente gli strazianti versi di De André “E doppu u feru in gua i feri d'ä prixún/E 'nte ferie a semensa velenusa d'ä depurtaziún/Perché de nostru da a cianûa a u meü/Nu peua ciû cresce ni aerbu ni spica ni figgeü”( Sidun) ..

 
 
 

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