top of page

NUOVA MOBILITAZIONE O INDIFFERENZA ?

  • 02spiblo02
  • 30 set 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Nuova mobilitazione o indifferenza? Questo è o il dilemma.. Scriveva ieri Concita De Gregorio su Repubblica che l’aria è cambiata: “Qualcosa è successo, nell’opinione pubblica. Da un momento all’altro, forse troppo tardi ma non è mai troppo tardi quando un’onda si leva”. Con maggior cautela, sullo stesso tema,  anche Ezio Mauro domenica ha scritto che “ è l’opinione pubblica che torna a farsi sentire a manifestarsi, a premere sui governi.. agisce con autonomia e spontaneità, non come reazione o come “coda” nella società di fenomeni creati nel sistema politico.. È finita quella che Walter Lippmann chiamava la fase dell’anemia, quando manca l’appetito del futuro e viene meno qualsiasi curiosità per la scena umana. Un protagonista di primo piano torna dunque in campo.” Già. Le grandi e sacrosante mobilitazioni per sensibilizzare il governo italiano ( e parimenti quelli europei) sulle drammatiche vicende di Gaza. Sembra tornare prepotentemente in campo la sensibilità. Si torna, finalmente, umani;  si lasciano sullo sfondo le acrobazie finanziarie, gli appetiti personali, i miti illusori della facilità e del successo. Ancora latita la complessità, ma pazienza, ci arriverem. Quelle vie e quelle piazze aprirono il cuore alla speranza, però….Però poi accade che si vada al voto in Valle d’Aosta e nelle Marche e l’affluenza resta molto bassa: di poco sopra la metà nella regione autonoma ( 62,9%) appena la metà degli aventi diritto nella terra di Leopardi. A crescere nelle urne è il consenso di quelle forze politiche che proprio sul tema di Gaza hanno a lungo tenuto un atteggiamento quantomeno ambiguo, che hanno a lungo provato a giustificare l’ingiustificabile trasformazione della reazione israeliana all’attacco terroristico del 7 ottobre in una guerra neo-imperialista per l’annessione di territori e la cacciata di un intero popolo. Dunque quello che è successo e che succede nell’opinione pubblica è un cambiamento di sentimento o è soltanto dar seguito ad una emozione superficiale che tracima dalle prime pagine dei giornali e dei social? Oppure c’è davvero questa voglia di ritornare a far sentire la propria voce, di riaffermare, come auspica Ezio Mauro, una ripresa del “sentimento pubblico, che non è una somma di risentimenti privati alla ricerca di uno sbocco (come nella fase acuta dei populismi anti-sistema) ma un vero e proprio attore sociale in grado di giudicare il potere e di indirizzarlo, di condonare o condannare, di influenzare la scala delle priorità generali imponendo una nuova gerarchia” ma che questo “sentimento pubblico” non trova basi su cui appoggiarsi, personaggi in cui credere, prospettive da condividere ? C’è di che pensare a sinistra; c’è di che interrogarsi sulla distanza che nonostante gli sforzi generosi e le testarde volontà continua a separare la rappresentanza politica dagli umori e dall’anima della gente. Quello che si offre è per lo più la sensazione di voler amministrare il presente, suddividersi gli scranni per continuare a navigare di piccolo cabotaggio. Su queste basi non c’è seguito, non c’è emozione, non c’è visione di un futuro diverso. Occorrerebbe agire per cambiare la prospettiva decadente dell’“uomo democratico (che)  si è via via ridotto all’“uomo proprietario”, per il quale l’unico bene che appare reale è il bene per sé. Pericolosissima illusione, che de-responsabilizza e nega ogni forma di partecipazione politica ( Massimo Cacciari su La Stampa)  ma per farlo bisogna tornare a parlare di bene comune, di equa distribuzione delle opportunità  e delle risorse, bisogna gramscianamente “sentire i bisogni “ della gente e tornare a presentare una prospettiva del futuro in cui sia possibile “assicurare a tutti gli umani una eguale possibilità di vivere la vita che solo è degna di questo nome, sottraendoli alla schiavitù della materia e dei materiali bisogni”(Carlo Rosselli). In una parola tornare a fare politica. Altrimenti la bella consapevolezza di queste piazze, come di altre altrettanto belle in passato, finirà ancora con lo sfiorire nell’indifferenza che alimenta la servitù volontaria.      

 
 
 

Commenti


bottom of page