NON E' FRANCESCA
- 02spiblo02
- 15 lug 2025
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Non è Francesca ( Albanese) a diffondere notizie false sulla situazione dei Palestinesi a Gaza. E’ invece il governo israeliano che continua imperterrito, anche davanti al disprezzo di buona parte dell’opinione pubblica mondiale, a perseguire i propri obiettivi omicidi e colonialistici a spese di un intero popolo. Non è Francesca ( Albanese) che utilizza parole a sproposito ( genocidio) per descrivere l’orrore quotidiano delle stragi a Gaza e sebbene non serva più di tanto impiccarsi ad una definizione piuttosto che ad un'altra, l’utilizzo giusto 24 ore fa della cinica e fredda espressione “malfunzionamento tecnico” per spiegare l’assassinio di otto bambini in coda per rifornirsi di acqua richiama alla mente la sinistra consonanza con altrettanto ciniche e fredde espressioni che il popolo ebraico ha dovuto subire. Non è Francesca (Albanese) che nei suoi ripetuti interventi quale relatrice speciale dell’ONU sui territori palestinesi occupati distorce la realtà quando mette in dubbio la massiccia ondata propagandistica con la quale il governo di Netanyhau ha amplificato i pur tremendi e ingiustificabili omicidi commessi da Hamas nell’attacco del 7 ottobre ai Kibbutz israeliani. La stessa stampa non schierata che ancora opera a Tel Aviv ( l quotidiani Haaretz e Yedioth Ahronoth) hanno messo in dubbio alcune delle ricostruzioni più aberranti e lo stesso governo ha dovuto, seppur con ritardo, ammettere come falsa la notizia dei 40 bambini uccisi diffusa nei giorni immediatamente successivi all’assalto. Non è Francesca (Albanese) che sbaglia mettendo a nudo nella sua recente denuncia, quella che ha provocato la reazione smodata degli USA, la rete di interessi economici e di connivenze politiche che permettono ed alimentano l’espansionismo israeliano, quanto piuttosto i silenzi imbarazzati ed imbarazzanti dei governi occidentali ( sino ad ora unica eccezione la Spagna) alle prese con inestinguibili sensi di colpa o con inconfessabili convenienze. Non è Francesca ( Albanese) che rappresenta una faziosa che racconta la sua visione distorta. Sono piuttosto quei giornalisti che subito dopo la larga eco che la denuncia della relatrice Onu ha prodotto, si sono precipitati a sostenere la controinformazione delegittimante. Oltre a quella impostata in rete dagli abili social-manager israeliani si sono distinti in particolare Maurizio Molinari che ha dichiarato, senza esibire alcuna prova, che la Albanese riceve finanziamenti da Hamas e che il segretario generale dell’Onu l’avrebbe definita una “persona orrenda” ( un pettegolezzo diffuso dalla rappresentante Usa in seno all’Organizzazione delle Nazioni Unite, quindi certamente poco benevola nei confronti di chi non risparmia critiche alla nuova amministrazione) ed il giornale “il Riformista” che in un suo articolo attacca la giurista e afferma che “Albanese Ha dichiarato che il massacro del 7 ottobre era una “risposta all’occupazione sempre maggiore che Israele compiva sui territori arabi”; ma Israele non occupava nessun territorio arabo”. Ora, si può discutere sulla presunta giustificazione all’attacco dei terroristi di Hamas, ma dire che Israele non occupava alcun territorio arabo non è solo un’informazione falsa ma denota, nella migliore delle ipotesi, una grave lacuna informativa. Lo stesso ruolo ONU di Francesca Albanese ( relatrice sui territori palestinesi occupati) rende evidente che lì una occupazione c’è. E’ poi dato acquisito che Israele occupa molte zone della Cisgiordania sin dal 1967 e che in quelle aree ha costruito oltre 150 colonie i cui abitanti compiono regolarmente atti di sopraffazione sui palestinesi . Cito da un articolo del 26 ottobre 2023 di Francesca Mannocchi su La Stampa: “Yahya Idais ha cinquantatré anni, due figli, un negozio di pane e dolci a Hebron.. Un giorno, lo scorso anno, Yahya era seduto di fronte casa, è passato un colono in macchina, ha abbassato il finestrino, gli ha sputato e ha continuato a guidare”. In un altro passaggio parlando delle accuse che il marito di Francesca Albanese, identificato come collaboratore dell’ANP, ha fatto circa le limitazioni alla mobilità dei palestinesi imposte dall’esercito ebraico con posti di blocco e barriere fisiche, l’ineffabile estensore del pezzo dichiara che “prima del 7 ottobre in Israele entravano quotidianamente dalla Cisgiordania oltre 150 mila lavoratori arabi e altri 18.500 dalla Striscia di Gaza”. Per descrivere come funziona questa “libera circolazione” lascio la parola ancora all’articolo di Mannocchi prima citato: ” dal 2000 al 2003, secondo i calcoli del gruppo israeliano per i diritti umani B'Tselem, i residenti palestinesi di Hebron hanno vissuto sotto coprifuoco completo per un totale di almeno 377 giorni, compresi 182 in coprifuoco totale, cioè erano costretti a restare in casa 24 ore su 24….Oggi la situazione è la stessa. I palestinesi di Hebron possono uscire dalle 7.30 alle 8 del mattino e non possono tornare indietro fino alla riapertura del check-point dalle 6 alle 7 del pomeriggio, una volta ogni due giorni. Gli altri giorni, chiusi in casa”. Non vogliamo usare la parola “apartheid”? Non usiamola ( che poi, questo terrore sull’uso delle parole…) però quello è..Infine Non è Francesca ( Albanese) che rappresenta una vergogna per l’Italia e per l’Europa con le sue dichiarazioni ed i suoi documentati interventi, quanto il silenzio complice dei vertici istituzionali dinanzi all’ingiustificabile attacco americano. Ma si sa, qualcuno ancora si illude che “paparino” adeguatamente molcito ci faccia la grazia…



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