NE' INDIFFERENZA NE'RASSEGNAZIONE
- 02spiblo02
- 9 set 2025
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Il divario tra Nord e Sud del paese non esiste in tutti i campi. Ce n’è uno nel quale l’Italia appare tristemente e tragicamente unita: le morti sul lavoro. La giornata di ieri ha fatto registrare altre 4 vittime e gli incidenti sono accaduti a Torino, Monza, Roma e Catania. Dalle Alpi alla Sicilia, come si vede. Gli eventi luttuosi che vedono cadere lavoratori vittime del mancato rispetto delle norme di sicurezza, dell’omissione dei controlli, della fretta dell’appaltante o della micragnosa ricerca del contenimento dei costi per aumentare i margini di profitto è ormai quotidiana. L’Osservatorio nazionale morti sul lavoro di Bologna registrava alla data del 4 agosto 873 morti di cui 621 sul posto di lavoro, gli altri in itinere. L’Inail al 30 giugno 2025 ne registrava 502. Nel mese di Agosto si rilevano 78 vittime. Comunque e da qualunque parte la si voglia guardare è una strage. Silenziosa e costante. Una carneficina che mentre svilisce il senso stesso dell’articolo 1 della nostra Costituzione ( “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” inteso, il lavoro, come strumento di emancipazione, libertà e crescita individuale e collettiva) resta sullo sfondo del dibattito politico che si accende solo per la consueta litania di condoglianze e frasi fatte in occasione degli incidenti ma resta poi inerte, incapace di intraprendere una reale azione di tutela. Non che manchino, come per ogni altra cosa del resto, le leggi tempo per tempo varate per creare un argine a questo stillicidio ma, come per molte altre cose del resto, mancano attuazione pratica, controlli e sanzioni. Da qualche anno, come si sa, vale il motto “non disturbare chi vuole fare”; lo ha scandito la Presidente del Consiglio nel suo discorso di insediamento, lo ha ribadito il suo vice Salvini intestandosi il nuovo codice degli appalti con l’intento dichiarato di “liberare le forze del mercato”. Sarà un caso o forse semplicemente sfortuna ma da allora il numero di incidenti sul lavoro si è impennato. Le forze del libero mercato, anche questo è noto senza bisogno di aver letto Marx, lasciate a sé stesse non prevedono l’equità e la sicurezza ma puntano solo e dritto al profitto passando attraverso lo sfruttamento e la mercificazione del lavoro. La frammentazione degli appalti nella ricerca del contenimento dei costi porta con sé la moltiplicazione delle infrazioni alle normative di sicurezza; per esempio nel cantiere Esselunga di Firenze dove il cedimento di una trave causò cinque morti lavoravano 62 piccole imprese, tutte subappaltanti, con lavoratori assunti con contratti irregolari anche afferenti mansioni diverse da quelle svolte. Ora: che il tema, assolti gli obblighi formali di rito, lasci indifferente la destra di governo, tradizionalmente schierata con il capitale ed il profitto ( con buona pace delle aspirazioni della “destra sociale” sempre più specchietto per le allodole e sempre meno programma realizzato) non sorprende più di tanto. Lascia invece perplessi il fatto che le forze asseritamente di sinistra mantengano, salvo rare eccezioni, la sordina sul tema privilegiando polemiche estetiche (di ieri quella sul volo della Meloni a New York), dedicandosi ad estenuanti mediazioni di palazzo per la spartizione delle poltrone oppure inseguendo l’avversario sui social senza essere capace di eguagliarne il cinismo e la capacità manipolatoria. Il tema del lavoro è vissuto sempre più dalla gran parte dei cittadini come centrale, per la aumentata precarietà, per la difficoltà dei giovani a trovarne uno, per la modestia dei salari che spesso costringono a cercare supporti ulteriori e magari oltre la legge ed oltre la sicurezza. Certo, il Lavoro fa parte dell’indice dei buoni propositi della sinistra ma dietro il titolo non si capisce bene quale sia lo svolgimento. Si sente ancora l’effetto di anni passati ad inseguire la finanza ed a credere di poter venire a patti con il mercato, vittime della fascinazione neocentrista. Eppure, numeri alla mano, sarebbe un argomento su cui incalzare questo esecutivo anche facendosi forza con le parole pronunciate dal Presidente Mattarella il 25 Aprile scorso, poiché “ davanti a queste morti non sono tollerabili né indifferenza né rassegnazione”.



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