METTIAMOCI DEL "PEPE"
- 02spiblo02
- 14 mag 2025
- Tempo di lettura: 3 min

“Ninetta mia, a crepare di maggio/Ci vuole tanto, troppo coraggio” cantava il grande De André, uno a cui sicuramente sarebbe piaciuta la vita e le opere di José Alberto Mujica Cordano, per tutti “Pepe Mujica”, uomo al quale il coraggio non è certo mai mancato e che è scomparso ad un passo dal compimento dei novanta anni. Cresciuto nel peronismo prima e nella sinistra dei movimenti che si opponevano alla dittatura militare, a lungo incarcerato ( 12 anni, con danni fisici permanenti), è stato a lungo un simbolo; amato in patria e stimato fuori soprattutto perché era un uomo che metteva in pratica nella sua vita di ogni giorno quello che andava dicendo nel descrivere le sue idee. Da Presidente della Repubblica dell’Uruguay, devolveva il 90% del suo compenso ( 8.300 euro) ad associazioni che combattevano la povertà dichiarando che quello che teneva per sé gli bastava e che molti dovevano vivere anche con molto meno. Ha condotto il suo paese a modernizzarsi, spingendo per la legalizzazione della marijuana contro il narcotraffico, per la depenalizzazione dell’aborto e per l’ammissione dei matrimoni omosessuali ( diceva “I matrimoni gay, per favore..sono più vecchi del mondo. Abbiamo avuto Giulio Cesare, Alessandro Magno, per favore..) combatteva contro la povertà e la discriminazione senza rigidità ideologiche; “Il problema è quando metti l’ideologia al di sopra della realtà. La realtà ti arriva come un pugno e ti fa rotolare per terra” una delle sue affermazioni ed in questo senso ha operato, migliorando le condizioni economiche del suo paese, riducendo la disoccupazione ma mantenendo sempre aperto il canale del dialogo e del confronto. Benché avesse storia e spirito rivoluzionari dimostrava un pragmatismo modernissimo affermando che “Una cosa è rovesciare un governo o bloccare le strade . Ma creare e costruire una società migliore è una questione completamente diversa, c’è bisogno di organizzazione, disciplina e lavoro a lungo termine.” Era soprattutto contro il consumismo sfrenato che combatteva rivendicando il diritto-dovere di riconquistarsi la vita. “Quando compro qualcosa non la compro con i soldi ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano”. Da Presidente rifiutava le nazionalizzazioni, dubbioso sulle capacità dello Stato di maneggiare l’economia, rispettava le capacità del capitalismo di aumentare la ricchezza ma cercava di favorire interventi che mirassero ad una distribuzione di quella ricchezza perché fosse più equa. La sua idea di sinistra appare così straordinariamente moderna, aperta al dialogo, senza ostracismi ideologici ma nel contempo rigorosa sui valori ( soprattutto la tutela dei deboli), attenta alle novità emergenti nei contesti sociali ed economico, soprattutto vicina alla gente della quale si metteva costantemente in ascolto senza pretese intellettualistiche. Sarebbe, quello di questo guerriero che ha trovato il suo riposo, un esempio utile per smontare le sovrastrutture che chiudono le nostre forze progressiste dentro ostinate torri d’avorio ed inutili avvitamenti dialettici. La cupa ondata che va diffondendosi dall’Atlantico agli Urali può e deve essere combattuta. L’esempio del “Presidente povero”, il suo ragionato compromesso tra idealismo e pragmatismo,potrebbero essere una utile guida, senza dimenticare ( anzi esaltando) il valore universale di quell’umanità che Mujica non ha mai cessato di vivere oltre che di interpretare. “Il problema è che continuiamo a pensare come individui, o al massimo come Stati, e non come specie umana”. Il problema forse oggi è anche che qualcuno sta cominciando a smettere di pensare...E allora mettiamoci del “Pepe”..



Commenti