MEMORIE PERDUTE
- 02spiblo02
- 18 dic 2025
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“Ciò che più mi spaventa è l’inverno della memoria”. Così lo scrittore messicano Juan José Arreola che, scomparso nel 2001, non sapeva con questo aforisma di aver tracciato la linea dell’orizzonte che pare attenderci. L’ultimo segnale nefasto è arrivato dalle elezioni presidenziali in Cile che hanno visto la netta affermazione del candidato di estrema destra José Antonio Kast. Il rappresentante del Partito Repubblicano, fondato dallo stesso Kast nel 2019, ha dominato la consultazione ottenendo il 58,16% dei suffragi nel secondo turno delle elezioni presidenziali (affluenza 85% ). Indiscutibilmente una vittoria netta. Colpisce è il fatto che il neo-presidente, figlio di nazisti emigrati in Sudamerica dopo la guerra, è un dichiarato nostalgico del regime di Pinochet, il generale che assunse il potere, auspice la C.I.A, con il sanguinoso assalto al Palazzo della Moneda (l’altro 11 settembre) che costò la vita al socialista Salvador Allende. Seguì la caccia a chiunque fosse sospettato di avere idee di sinistra. Come hanno cantato i Nomadi “nelle caserme i generali brindavano alla vittoria/Con bicchieri colmi di sangue di un popolo in catene/..Il Cile piangeva disperato/La sua libertà perduta”. Il bilancio delle vittime di quella dittatura non è mai stato definito in maniera definitiva causa omertà e rimozioni varie, ma è stato calcolato per difetto che almeno 130.000 persone siano state arrestate e torturate solo nei primi tre anni di dittatura e circa 40.000 siano le vittime sparite nel nulla o cadute nei campi di concentramento allestiti dal regime. Pinochet ha governato con il pugno di ferro fino al 1988 approfittando del suo ruolo anche per arricchire in maniera consistente il proprio patrimonio in danno dello stesso Stato cileno. Da allora sono trascorsi solo 37 anni. E’ durata così poco la memoria degli orrori ? Si sono asciugare così in fretta quelle lacrime ? Lo Stadio di Santiago trasformato in prigione, Villa Grimaldi, le terribili testimonianze dei sopravvissuti trasformate in letteratura dalle pagine di Isabel Allende e Luis Sepulveda. Sulla carne viva del popolo andino aveva imperversato per quasi venti anni un regime sanguinario e discriminatorio. Oggi è tutto dimenticato ? Davvero si è disposti a barattare la libertà in cambio, è più di una ipotesi alla luce delle dichiarazioni programmatiche del signor Kast, di uno stato di polizia ? Basta una martellante propaganda che presenta un paese caduto nelle mani della violenza (e non è così, come testimoniato in una intervista concessa a “Il Manifesto” dal docente di scienze politiche cileno Javier Sajuria) per tornare a pensare che “in fondo la dittatura non è poi stata così male”? C’è però un altro interrogativo che si impone dopo la vittoria dell’ultra-destra nel paese di Pablo Neruda. In questa marea montante che dall’Atlantico si espande in ogni direzione, che sbeffeggia e irride, che dove può già minaccia e perseguita, che gonfia i risultati dei partiti regressisti in Italia, in Francia, in Germania, in Spagna, in Portogallo, in Austria e forse anche in Gran Bretagna, quanto c’è di responsabilità da parte della classe politica progressista ? Non solo, per dirla con Marco Da Milano “Chi” ha sbagliato più forte, ma anche “quanto” ha sbagliato forte….Nelle analisi della bruciante sconfitta australe si addebita al governo Boric (il presidente uscente, sostenuto dalla sinistra) un progressivo smarrimento delle proprie idee e delle proprie aspirazioni, quelle che avevano generato le rivolte di piazza del 2019 in nome di una maggiore giustizia sociale, ambizioni naufragate sia per la compattezza dell’opposizione contro un progressivo sfaldamento del fronte governativo (toh..), sia mercanteggiate nell’inseguimento di compromessi con un liberismo che ha finito col colpire soprattutto il sistema sanitario e l’educazione. Ricorda qualcosa ? Quanto campo libero è stato lasciato alla narrazione populista dalla trasformazione da forze che lottano per la giustizia e l’equità a quello di ingranaggi di un meccanismo che pare esistere solo per il potere? Quante promesse sono state tradite sull’altare di un modernismo economico-finanziario che solo gli stolti potevano intendere come crescita collettiva e non, come realmente è, allargamento delle differenze e moltiplicazione del privilegio in danno dei più deboli ? Renzi ,Tony Blair (ora, vedi caso, stimato faccendiere nelle grazie di Trump), Macron, Schroder ( poi a lungo referente della russa Gazprom ) hanno interpretato il governo come moltiplicatore di interessi economici tralasciando e ignorando i meno fortunati, non perseguendo politiche di equità, non creando opportunità, sottovalutando l’impatto del fenomeno migratorio. Né va meglio oggi quando davanti alle apparentemente inarrestabile crescita delle destre ci si fa prendere dalla tentazione di copiare il modello dell’odio (come Starmer) oppure si risulta se non acquiescenti (Conte e non solo lui nella kermesse di Atreju) quanto meno muti e irresoluti, incapaci di proposte. Fanno eccezione alcune prese di posizione recenti della segretaria Schlein e qualche proposta firmata AVS ma per lo più sembra ancora che si sia prigionieri di piccole logiche di bottega, di estenuanti dibattiti interni, di esercizi di distinguo cervellotici e improduttivi. Sono atteggiamenti ai quali la gente, compresa quella più vicina idealmente, risponde con l’indifferenza e con un vago senso di repulsa. Anche questa, a ben vedere, è una forma di amnesia dei valori. Sale l’onda nera spinta dalle raffiche olezzanti della volontà di potenza e della forza del denaro, la vediamo giorno dopo giorno fare calcoli osceni sui morti di Gaza e dell’Ucraina, umiliare chiunque non si presti all’omologazione anche attraverso l’azione spavalda di ben remunerati araldi. Non si può fermarla con una barricata di poltrone. “De pié, luchar ! ”



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