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LA RISATA CHE CI MANCA

  • 02spiblo02
  • 31 mar 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Non trascorre giorno senza che dal nuovo impero trumpiano arrivino notizie che classificabili a mezza strada tra l’avanspettacolo e l’oscenità.  Di ieri la notizia che il neo capo della Federal Communications Commission  sta avviando una indagine sulla Disney colpevole di “eccesso di inclusività”. U.S.A. contro Topolino sarà dunque il prossimo processo nei tribunali americani. Non basta.  Durante la settimana ha tenuto banco la vicenda legata all’inclusione, dovuta con ogni probabilità ad un elevato grado di cialtroneria,  di un giornalista in una chat nella quale si discuteva il piano di bombardamenti contro gli Houti. Alla rivelazione della notizia hanno fatto seguito smentite sbugiardate dai fatti e gli immancabili attacchi ad personam verso il giornalista in questione. E’ poi emerso che uno dei protagonisti della vicenda, il capo del Pentagono ( mica pizza e fichi)   Pete Heghseth,  avrebbe  fatto partecipare la moglie ad incontri riservati sulle strategie della difesa americana.  Di poche ore fa la notizia che l’ineffabile cultore della eugenetica Elon Musk ha consegnato, in pubblica cerimonia, assegni  da un milione di dollari agli elettori del Wisconsin per influenzare il voto per la Corte suprema in quello Stato. A tutto questo si sommano le  numerose palesi bugie e gli altrettanto frequenti sbalzi d’umore del Presidente, le improvvide uscite del suo vice che, tra le altre ed evidentemente  sentendosi investito di una missione mondiale contro quelle che chiama diseguaglianze ( il rovesciamento di senso dà la misura di ciò che si vuol raccontare), invita le società francesi a sospendere le politiche di diversità ed inclusione ( tra l’altro ignorando recenti studi, citati in un articolo de “Il sole-24 ore” di lunedì scorso, che attestano l’aumento delle performance nelle aziende che adottano politiche DEI). Non mancano poi nemmeno da noi epigoni della nuova amministrazione, altrettanto capaci di boutade... Insomma assistiamo ad un florilegio di fatti e di parole che farebbe invidia al teatro Vaudeville e che meriterebbe di essere definitivamente seppellito, come si diceva nel ’68, da una risata, il cui potere dissacrante e rivelatore è tanto notorio che nel Medio Evo si temeva potesse alterare  l’ordine divino ( che in realtà era anche allora quello che garantiva i potenti e le loro prepotenze).  La risata come sberleffo, messa in ridicolo della pochezza del potere, strumento per disarmare l’arroganza,  funziona però solo se c’è un pubblico consenziente. E qui sta il problema. Non siamo più capaci di cogliere il lato comico, grottesco di certi personaggi  e per conseguenza ricondurli al livello a ciò che sono; nella migliore delle ipotesi improvvisati egomani a caccia di visibilità e potere, nella peggiore mestatori interessati ai loro affari ed impermeabili a qualunque forma di umanità che non sia quella rappresentata dal denaro.  E’ invece diffusa una rabbia bipartisan che nega il dialogo ed il confronto e tende a ridurre il conflitto dialettico, prezioso strumento di crescita, in semplificazioni sempre più banali, in slogan di facile effetto.  Tutta questa gente che si prende terribilmente sul serio allunga nuvole pesanti ed opprimenti su ciò che sarà. Mi sovvengono allora le parole che la poetessa polacca Wislawa Szymborska destinava ad un bambino appena nato “..che abbia un cuore capace di resistere/e l’intelletto vigile e lungimirante/ma non così lungimirante/da vedere il futuro/Risparmiategli questo dono/o potenze celesti”.


 
 
 

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