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LA QUESTIONE NOMINALE

  • 02spiblo02
  • 11 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

E’ più ideologica la sinistra che ripropone periodicamente la “patrimoniale” o la destra che pregiudizialmente la rifiuta, come aspramente ha scandito la/il Presidente del Consiglio ? La domanda non avrà mai risposta nell’era dello “slogan al comando” che nega , disconosce o ignora la realtà. Sono infatti i dati reali che periodicamente vengono resi noti da Istat, Banca d’Italia e Istituti di ricerca ( non da pericolosi bolscevichi) che dovrebbero indurre ad una riflessione ed alla conseguente mediazione e proposizione di un’azione ormai indifferibile ( così la giudica anche Romano Prodi in una intervista a La Stampa, prendendo probabilmente in contropiede i “finanrenzieri” dell’area di centro-sinistra). E non è solo una questione nominale. Provo a riassumere la situazione: secondo Istat in Italia ci sono 5,7 milioni di persone che vivono in condizioni di povertà assoluta. Caritas denuncia un aumento costante del ricorso alle proprie mense.  Oltre 6 milioni di Italiani hanno rinunciato alle cure sanitarie per ragioni economiche ( rapporto Gimbe). I salari sono, in termini reali, tra i più bassi dell’area Ocse e non riescono a recuperare l’impatto dell’inflazione sui prezzi. Il sistema pensionistico è a rischio per la denatalità. A fronte di questo il 5% delle famiglie più ricche detiene il 46% dell’intera ricchezza nazionale ( fonte Bankit). L’evasione/elusione fiscale nel 2022 a raggiunto i 100 miliardi ( oltre 5 manovre economiche come quella di quest’anno) secondo quanto dichiarato dal Ministero delle finanze. Spiccano tra gli evasori quelle multinazionali che tra 2016 e 2021 secondo una stima del Tax Justice Network hanno sottratto al nostro paese circa 22 miliardi e che erano state messe nel mirino dalla/dal premier durante la campagna elettorale ( ricordate il discorso sul “pizzo di stato” per le piccole aziende mentre si dovevano perseguire le grandi corporation, loro sì grandi evasori ?) . Ad oggi, insieme al rosario di condoni ( 22)  non si rileva alcun intervento in questo campo dal momento che lo stesso è diventato terreno minato dopo la vittoria di Trump e dei suoi sodali tecno-miliardari. Un quadro complessivo che mette a rischio la democrazia molto di più di proclami e dichiarazioni fuori di senno di qualche avventuriero alla ricerca di facile consenso. Come non sottoscrivere le parole di Alberto Brambilla che sul Corriere della Sera nel maggio di quest’anno si chiedeva ” ..quanto può durare un Paese in cui il 60% non paga tasse, un 24% versa quelle appena sufficienti per pagarsi i servizi di base. Così tutto il carico fiscale è sulle spalle del 17% della popolazione che dichiara redditi da 35 mila euro lordi l’anno in su..”. Ecco dunque dove si dovrebbe  trovare la logica e la ragione di intervenire per redistribuire la ricchezza, sostenere il Welfare, ridare fiato ai troppi ( sempre di più) che faticano a far quadrare il bilancio mensile. Non si tratta (  nessuno lo ha mai detto ) di fare espropri, né di abolire la proprietà privata o toccare le case di proprietà. Si tratta di dare ancora una volta sostanza al testo costituzionale che all’articolo 36 dice che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità ed alla qualità del suo lavoro ed in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa” ed al articolo 53 che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività” Ancora una volta si nota come i costituzionalisti intendessero la società come la sede di una solidarietà e di una condivisione che non nega a nessuno la possibilità di arricchirsi ma che consente a tutti di svolgere la propria vita senza avere l’affanno e l’incertezza del giorno dopo. Per fare un esempio pratico la proposta avanzata dalla Cgil di tassare dell1%  chi detiene patrimoni oltre i due milioni significa “ridurre” il potenziale patrimonio mensile disponibile per costoro da 95.613 euro a 93.946 ( calcolo su quota 2 mln nda).   Un sacrifico che dovrebbe essere sopportabile se si avesse un sentimento del bene comune  dato che il denaro verrebbe utilizzato per la sanità, la pubblica sicurezza, le pensioni. Niente di impossibile, basterebbe confrontarsi e non scontrarsi. Pensare davvero al bene pubblico e non a quello dei rispettivi "orticelli elettorali". Rubando le parole ai protagonisti di un libro dello scrittore americano Colum McCann  “non dobbiamo amarci, non dobbiamo piacerci, dobbiamo capire gli uni le ragioni degli altri”. Ma nella stagione dell’odio paga di più alzare i muri. 

 
 
 

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