L'ULTIMO VELO
- 02spiblo02
- 16 set 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Se mai ce ne fosse stato bisogno anche l’ultimo velo è caduto. Le parole si sono allineate ai fatti. Adesso nessuno potrà più nascondersi dietro l’ipocrisia che da 23 mesi mantiene il governo israeliano tra gli stati democratici e allineati con il diritto internazionale fatto salvo il legittimo diritto all’autodifesa. Da qualche ora l’esercito di Netanyhau ha iniziato la distruzione sistematica di quel che resta di Gaza City con l’obiettivo, ormai affermato pubblicamente dallo stesso premier e dai suoi ministri più radicali, di fare della striscia un territorio dello stato ebraico. Perseguendo il progetto del “grande Israele” il capo dell’esecutivo di Tel Aviv ha chiesto nei giorni scorsi al ministro degli esteri americano il nulla osta per estendere la sovranità sulla Cisgiordania. Espansione territoriale dichiarata con annessa pulizia etnica secondo i dettami del “Dio degli eserciti” , unico verbo degli intransigenti interpreti della Torah a senso unico. Sfumano da tempo gli appelli verso la liberazione degli ostaggi catturati durante la strage del 7 ottobre dai terroristi di Hamas, una preoccupazione che non ha mai toccato più di tanto i vertici politici che l’hanno piuttosto usata strumentalmente per giustificare l’ingiustificabile: la strage quotidiana per fuoco e fame imposta ad un intero popolo in forza della perversa equazione tra palestinese e terrorista. Il cinismo di Netanyhau, lo stesso che l’aveva spinto a dichiarare nel 2019 davanti agli esponenti del suo partito che "Chiunque voglia ostacolare la creazione di uno Stato palestinese deve sostenere il rafforzamento di Hamas e il trasferimento di denaro ad Hamas... Questo fa parte della nostra strategia: isolare i palestinesi di Gaza dai palestinesi della Cisgiordania" , lo ha spinto, per mantenere il potere, ad assecondare lo straripante odio delle frange estremiste della destra religiosa ed infine a sposare il loro progetto di Eretz Yisrael in palese contraddizione sia con il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi che con il diritto internazionale e con le risoluzioni delle Nazioni Unite ( del resto da tempo violate). Vale al riguardo ricordare che la famosa risoluzione 181 del 29 novembre 1947 prevedeva la suddivisione della Palestina in due stati, uno ebraico ed uno arabo con Gerusalemme sotto controllo internazionale. Vero che i governi arabi non accettarono la decisione e scatenarono il primo conflitto arabo-israeliano, ma vero anche che fin da allora le mire espansionistiche israeliane non si sono mai arrestate, sempre sostenute dagli Stati Uniti. L’ingrediente in più di questa eterna alleanza è rappresentato dal fatto che appoggiando le ormai esplicite mire ebraiche Trump avalla contestualmente anche l’assassinio programmatico e spietato delle popolazioni gazawa e della Cisgiordania. Ma si sa che a Washington si sente l’odore dei soldi invece che quello del sangue. Ora che tutto è alla luce del sole non esiste più alcuna scusa per l’Europa per prendere una posizione vera e forte contro la vigliacca violenza di uno stato che viola sistematicamente e secondo il proprio arbitrio qualunque regola dell’umana convivenza. Non è più il tempo delle parole, inutile continuare a gingillarsi sulla questione genocidio sì o genocidio no. Inseguire ovunque nel mondo rappresentanti di un popolo per ucciderli dovrebbe bastare a chiarire il dubbio ma, come ha provocatoriamente detto il direttore di Limes Lucio Caracciolo in una trasmissione televisiva “Quando non si hanno idee si gioca con le parole…Quando c’è un paese che vuol far fuori un popolo ..sparando sulla popolazione civile, sui bambini, non saprei come definirlo.. vogliamo chiamarlo “Giuseppe” ? La sostanza non cambia”. Per i nostri governi, per l’Europa tutta è l’ennesimo momento di dimostrare se si esiste come realtà politica autonoma o se siamo solo appendici, più o meno servili, del grande burattinaio di Mar-a-lago. Si tratta di decidere ( e dimostrare) che non si è svenduta la capacità di ragionare e di capire, che non si accetta la verità propagandata dai Ben Gvir e dagli Smotrich, ormai senza neanche troppa convinzione ma con immutata arroganza. Si tratta, come scrive Francesca Mannocchi su “La Stampa” di non accettare “Il linguaggio del potere (che) agisce così: costruendo categorie morali, creando gerarchie di umanità, e distinguendo tra chi può essere ucciso e chi va protetto. È questo il cuore del potere discorsivo. E non metterlo in discussione significa esserne complici.” L’ultimo velo è caduto anche per noi.



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