top of page

L'EUROPA DELLE POSSIBILITA'

  • 02spiblo02
  • 17 mar 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Surreale e forzato nella polemica.  Questo mi pare il dibattito  che continua sulla piazza pro-Europa convocata da Michele Serra a Roma.  Ho visto e leggo prese di posizione che non hanno niente a che vedere con quello che c’era a Piazza del Popolo. Sberleffi social e irrisione da parte di giornalisti che cercano quello che non c’era e continuano a fomentare una visione parziale e tendenziosa. L’accusa è: si manifestava a favore della guerra e del  piano di riarmo da 800 miliardi proposto da Von der Leyen.  Chiedo ai mestatori informatici ed agli irridenti “maitre à penser” di citare un solo passaggio nei numerosi interventi di sabato in cui si sia difesa la guerra e sostenuto che sia giusto, opportuno, ragionevole,  spendere quella marea di denaro per alimentare l’arsenale militare europeo.  Si chiedeva certamente la difesa ma dei diritti sociali, del lavoro, del Welfare, delle diversità di genere, di espressione. Ciò che da ottanta anni fa dell’occidente il terreno delle libertà. Si chiedeva di non restare indifferenti davanti alla deriva che ci minaccia e che proviene soprattutto dalla nuova America di Donald Trump. Non una sola parola è stata spesa per giustificare la guerra, mentre molte sono state dette in favore della pace. Il fatto stesso che sia stato più volte citato il dato relativo alle spese militari che l’Europa già oggi sostiene ( tre volte più della Russia, per cui il problema è semmai organizzarle e non allargarle)  testimonia che non c’era  alcun endorsement al  frettoloso piano varato dai vertici UE.  La critica verso questa classe politica era forte tanto che i passaggi più applauditi, dopo quelli che rimarcavano l’importanza della difesa dei diritti, sono stati quelli in cui è stato criticata la politica delle “camarille”, degli interessi privati e nazionali, dell’egoismo del profitto. Insomma non era una piazza a favore  della guerra e delle armi ma una piazza contro l’arroganza del potere e la sua sordità davanti alle esigenze delle persone ed all’urgenza di provare a smuovere qualcosa per salvare ciò che siamo. Ma questo può avvenire solo dentro l’Europa.  Certo un’Europa nuova, dei popoli e non dei poteri forti, della politica e non della finanza, dei diritti e non dei privilegi. Altrettanto certamente non si può pensare di ottenere niente di questo attraverso l’esaltazione dei nazionalismi, della sacralità dei confini, della rivalutazione della “razza“. Chiedo a quelli che a non molta distanza bruciavano le bandiere europee:  chi può opporsi allo strapotere delle grandi potenze se non un nucleo di paesi con economie ancora forti, con una consapevolezza della democrazia come espansione dei diritti di ognuno ? Potremmo riuscirci con i nostri piccoli governi nei quali prende sempre più spazio la destra ammaliata tentata dall’emulazione  Trump-Muskiana ( questo probabilmente il rischio più grande)?  Qualcuno ascolterà quella piazza con la mente aperta ed il cuore puro ( senza volersela intestare perché non era di nessuno  se non di chi chiedeva libertà e pace)? Non lo so. Forse no. Ma siccome “ odio gli indifferenti  anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti”  ( Gramsci)  continuo a pensare che  “se vogliamo che le cose migliorino dobbiamo pensare che possono migliorare: la scelta è tra un mondo di possibilità ed un mondo di fallimenti” ( Vittorio Foa) .


 
 
 

Commenti


bottom of page