L'AGGRAVANTE
- 02spiblo02
- 18 lug 2025
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E poi dice che il diciassette non porta male….Era un freddo pomeriggio del 17 febbraio di 33 anni fa quando i Carabinieri di Milano arrestarono in flagrante, mentre intascava una tangente, il Presidente del Pio Albergo Trivulzio Mario Chiesa. Era l’inizio della stagione di “Tangentopoli” che di scandalo in scandalo, di rivelazione in rivelazione portò al naufragio della prima Repubblica ed alla dissoluzione dei partiti che ne avevano accompagnato la storia. E’ il 17 luglio 2025 che prende corpo la mega inchiesta sugli ancora presenti abusi edilizi legati allo sfruttamento abnorme dell’area cittadina milanese (lì si è costruito più che in Piemonte e Toscana messe insieme). La vicenda coinvolge 74 indagati tra cui il sindaco di Milano Beppe Sala, un assessore, funzionari pubblici ed imprenditori edili. Tra i due fatti citati una sequela pressoché infinita di arresti, denunce, ruberie e furbizie che hanno coinvolto politici di medio o piccolo cabotaggio e che confermano come il virus della corruzione non sia certo stato estirpato durante le battaglie degli anni novanta. Si potrebbe essere tentati di giustificarlo con la rassegnata constatazione che il binomio denaro-potere è ontologicamente connaturato all’essere umano. Rispetto ad allora si possono però osservare alcune differenze. Intanto all’epoca di Tangentopoli c’era una stima ed una fiducia larghissima nell’operato della magistratura, un organo costituzionale essenziale la cui credibilità pubblica è stata messa in dubbio negli anni successivi a partire dalle “guerre berlusconiane” che hanno inaugurato il vittimismo dei colpevoli. Ci si indignava; non che gli italiani non immaginassero cosa si muoveva dietro certa politica, ma che la prassi fosse così diffusa sino al punto da rivendicarla in Parlamento ( lo fece Craxi) mandava in bestia la maggioranza della popolazione. Oggi invece tutto scorre con una apatica e cinica constatazione del dato di fatto consentendo alla politica di provvedere ad alleggerire le responsabilità con il varo della legge 114/2024 (abrogazione del l reato di abuso d'ufficio). Quando arrivano le indagini e posto che le accuse andranno provate e giudicate nelle sedi opportune, le prime reazioni sono sempre di sospetto se non di vero e proprio sdegno nei confronti dell’operato dei magistrati. Si è fatta notare la dichiarazione del ministro Crosetto che ha sostenuto che “A Milano una parte della magistratura inquirente ha deciso di sostituirsi al legislatore ..attraverso interpretazioni di normative che a me sembrano lontane dalle disposizioni di legge“. Vale ricordare che si tratta dello stesso ministro che in occasione dell’arresto dell’ex Presidente della Regione Liguria Toti aveva detto che "faticava a comprendere le contestazioni”. Sappiamo come è finita. Colpiscono poi le esaltazioni della frenesia immobiliare milanese ( lo fa l’architetto Ratti su La Stampa) che hanno fatto del capoluogo lombardo una città invivibile per le persone “normali”, per chi ha un lavoro dipendente o è in pensione, per gli studenti che vorrebbero frequentare gli atenei cittadini. Nessuna attenzione è stata posta in questi anni nel cercare uno sviluppo sostenibile, nel porre limiti all’ingordigia degli affittuari, nel calmierare i prezzi, così da consentire una maggior fruibilità della città. Tutti persi dietro le “celebrity”, la fuffa social e la versione 2.0 della “Milano da bere”. E’ un’aggravante che a guidare la città siano dal 2011 amministrazioni almeno nominalmente riconducibili alla sinistra . Come ha ammesso l’impresario al centro della vicenda “Nessuna discontinuità si è notata tra la giunta Moratti e quelle Pisapia e Sala”. Stessi uomini nei posti chiave, quelli bravi nel concepire la politica come un grande monopoli con gli ideali buttati nella spazzatura delle illusioni giovanili. Ora: far parte di un certo schieramento politico peggiora la posizione degli indagati. La destra è storicamente dalla parte del profitto, della finanza, della speculazione; ci può indignare ma non sorprendere. Invece, per citare Yolanda Diaz nella sua allocuzione al capo del governo spagnolo durante il dibattito sugli episodi di corruzione in seno al PSOE, “ i cittadini progressisti sono preoccupati della corruzione” . Quanto attuali appaiono ancora le parole consegnate da Enrico Berlinguer a Luigi Pintor in una intervista del 1983: “Ci sono deformazioni della vita associata, e degenerazioni dell’organizzazione statale, che la cultura di destra legittima e perfino esalta come risvolti dello sviluppo, della modernità, del libero mercato, del successo individuale… La sinistra ha fatto bene a disfarsi di vecchi miti, a riaffermare la sua piena laicità, ma non può vivere e vincere senza valori ideali, pace, giustizia, eguaglianza, lavoro, sapere, solidarietà.” Farsi uguali all’avversario svilisce e allontana le persone, le consegna all’assenteismo o all’equazione scoraggiante del “sono tutti uguali”. Se c’è una differenza ( e crediamo che ci sia) è l’ora di dimostrarlo.



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