ITALIA MIA, BENCHE’ IL PARLAR SIA INDARNO…
- 02spiblo02
- 13 mar 2025
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Sette secoli fa Francesco Petrarca lanciava al cielo il suo accorato lamento per le divisioni italiane e a veder quanto messo in scena ieri al parlamento europeo dai rappresentanti dei nostri partiti siamo sempre fermi lì. Nel momento in cui l’arroganza delle grandi potenze sembra aver risvegliato la pavida Europa, noi non siamo in grado di esprimere altro che divisioni e distinguo ( tra cui quello di FDI sulla mozione pro-Ucraina che offenderebbe Trump..) . Si spacca la maggioranza: voto favorevole di FDI e Forza Italia e risolutamente contrario dei leghisti “tombés amoreux” del duo russo-americano . L’opposizione poi è un arcobaleno : no dei Cinque Stelle e di AVS, divisione quasi perfetta ( 11 contro 10) tra astensionisti e favorevoli nella delegazione del PD. Ora; il progetto portato in votazione non è certo perfetto. Abbisogna certamente della ridefinizione di molti aspetti, tra cui il nome. Non è male l’idea lanciata da Meloni di chiamarlo “Defend Europe” e non “Re-arm Europe”, ponendo l’accento sul concetto di difesa piuttosto che su quello di proliferazione degli armamenti. Altrettanto fondate le perplessità espresse da Schlein circa il fatto che senza interventi correttivi si vada verso un riarmo confuso e frazionato tra i ventisette paesi UE perdurando nell’assenza, questa sì letale, di coordinamento e di condivisione. Non ultimo aspetto: se ci si riarma così, un po’ random, si vanno ad acquistare oltre il 60% degli armamenti negli U.S.A. facendo il gioco del “biondo improbabile”. Epperò: da qualche parte bisogna cominciare. Vogliamo o no avviarci sulla strada di una Europa che non sia più soltanto l’uggiosa estensione burocratica dei parlamenti nazionali ma una vera entità politica in grado di far valere il proprio peso nel contesto internazionale? La critica costruttiva è sempre positiva ma si fa stando nel gioco, cercando di mettere in luce le inevitabili distorsioni di un piano costruito in fretta e furia . Nel contempo sarebbe utile spiegare bene il perché delle proprie scelte e magari avanzare proposte. Il riferimento alla segretaria del PD che, solo dopo che il suo gruppo ha dato lo spettacolo oggettivamente poco decoroso della divisione, si è diffusa a spiegare on-line e sui giornali le ragioni dell’astensione ( che in parte sono, ripeto, condivisibili) non è affatto casuale. Ovviamente la spiegazione deve essere data a fronte di scelte che possano essere spiegate ed abbiano un senso. Non vale quindi per le posizioni della Lega e di Giuseppe Conte per i quali risuonano a monito altri versi del Canzoniere: “Vano error vi lusinga: poco vedete e parvi veder molto”. Timori ed urgenze di chi ritiene ancora ( e più di prima) indispensabile sostenere la costruzione di un Europa di valori e democrazia, mi sembrano ben riassunti nelle parole di Luca Bottura nell’articolo sull’edizione odierna de “La Stampa”: “Oggi che il famoso nuovo ordine mondiale è in mano a satrapi di varia estrazione, miliardari tossicodipendenti, mentecatti violenti, interessi senza alcun conflitto, non possiamo non dirci europei…. la tremebonda, incongruente, contraddittoria, fragile Europa .. si cambia e non si abbatte. Chiamarsene fuori, senza strategia politica alcuna, è il passo verso la dannazione definitiva. “



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