INSEGUIMENTO SBAGLIATO
- 02spiblo02
- 8 lug 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Alle nostre latitudini ci si dedica all’onanistico sforzo di cercare di far quadrare il cerchio delle opposizioni così da poter opporre qualcosa di non del tutto aleatorio allo strapotere anche prospettico della attuale maggioranza. Intanto la cronaca internazionale ci consegna segnali che potrebbero dare un aiuto. Mi riferisco alle vicende contrapposte di Keir Starmer, capo del governo inglese, leader del partito laburista, trionfatore solo un anno fa ed ora in evidenti difficoltà ed alla ascesa in direzione ostinata e contraria ( dati i venti che soffiano da quelle parti) di Zohran Mamdani, vincitore a sorpresa delle primarie democratiche per l’elezione a sindaco di New York. Starmer una volta giunto al potere non ha saputo far meglio che scopiazzare la politica del suo predecessore. Servile con gli Usa, nonostante un riavvicinamento all’Unione Europea che pare sempre sospeso tra le intenzioni e la realtà, sul fronte interno ha confermato la linea dura contro l’immigrazione ( comunque aumentata) e prospettato forti tagli al Welfare che si è poi dovuto rimangiare per l’opposizione del suo stesso partito. Ha poi varato aumenti di spese militari, tagliato fondi per aiuti internazionali e pubblica amministrazione. In definitiva il suo esecutivo ha dato l’impressione di non essere altro che una brutta copia di quello di Sunak, incapace di interpretare la voglia di rinnovamento che gli elettori britannici gli avevano generosamente accordato. Smarrite le ragioni del successo Starmer sta consegnando il suo paese a quel soggetto diversamente raccomandabile di Nigel Farage, trumpiano della prima ora, trionfatore nelle amministrative di primavera col suo Reform UK e dato nettamente in testa in tutti i sondaggi. Costui, per rinfrescarci la memoria, è quello che già nel 2014 affermava che “le donne valgono meno, è giusto che guadagnino meno, vanno in maternità..” oppure che “le leggi anti-razzismo sono ormai obsolete” e che “la guerra in Ucraina è colpa dell’Occidente che ha provocato la Russia” o che ha espresso più volte ferma contrarietà alla legalizzazione dei matrimoni omosessuali e la volontà di non considerare essenziali i diritti umani. Tutti temi ripresi ed ampliati nel programma del suo partito che rischia ora di raccogliere il rabbioso scontento del Regno Unito e di consegnare un paese chiave alla rivoluzione trumpiana. Oltreoceano invece, un giovane nato in Uganda, di origini indiane, cittadino americano, ha sconfitto i “mammasantissima” dem ed ha guadagnato l’investitura a competere per la poltrona di primo cittadino della “Grande Mela”. Cosa ha fatto di tanto straordinario per ottenere questo risultato ? Ha semplicemente parlato alla gente di equità e di uguali opportunità puntando su cose concrete come l’assistenza sanitaria da ampliare, la calmierazione degli affitti e dei costi della spesa, la sostenibilità della vita di ogni giorno diventata sempre più problematica. I valori di democrazia e libertà sono stati dati per acquisiti, come dovrebbe essere per chi si candida dalla parte sinistra dello schieramento politico e non sono stati utilizzati come ponderosa litania. Il Wall Street Journal ha poi scoperto che a favore di questo giovane, plasticamente l’esatto contrario della dottrina razziale e xenofoba di Trump, si sono schierati tanti miliardari, amministratori delegati, ricchi newyorkesi; costoro, scrive il WSJ, “Credono che anni di crescente disuguaglianza di reddito abbiano danneggiato la capacità della città di attrarre talenti e ritengono che sia necessaria una rete di sicurezza sociale più solida per invertire il declino”. Evidentemente parlando di cose concrete si incontrano anche i favori di chi fa della concretezza il proprio credo e che sa bene come rabbia e povertà finiscano prima o dopo per danneggiare anche gli affari. Che il “metodo-Mamdani” faccia paura lo dimostra la reazione dei Maga-men intenti a cercare di inventarsi di tutto pur di ostacolarne il cammino. In conclusione siamo davanti a due vicende che dovrebbero insegnare anche ai nostri teorizzatori di campi più o meno larghi; quel che conta è cosa ci coltivi in quel terreno. Se ci semini le stesse piante della destra è più che lecito che le persone decidano o di disinteressarsi o di scegliere l’originale, che certe colture sa come farle fruttare. Se invece si decide di coltivare di nuovo l’attenzione per i bisogni e sebbene qualcuno possa definire tutto ciò “populismo di sinistra” , magari si evitano figuracce, si riconquista almeno l’interesse della gente e poi chissà, forse anche il voto dei tanti che fuggono disgustati dagli equilibrismi di potere.



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