IN GINOCCHIO DA T
- 02spiblo02
- 21 ott 2025
- Tempo di lettura: 3 min

“Ricchi si diventa, eleganti si nasce”, scriveva Honoré de Balzac, e così abbiamo passato la domenica a commentare e ad ascoltare analisi sul video di diciannove secondi messo in rete da uno certamente ricco ma decisamente poco elegante: Donald Trump. Nel filmato il presidente americano rendeva esplicito il suo giudizio e la sua considerazione sui sette milioni di connazionali scesi in piazza per contestarlo il giorno prima. Lo stile e la postura sono quelle note, fatte di arroganza e prevaricazione con uno sdoganamento della volgarità innalzato a simbolo di autenticità, un messaggio che solletica gli istinti primordiali della sua base invitata a considerare l’avversario politico un oggetto da deridere e umiliare. E’ passato invece quasi inosservato un altro breve video, anche questo costruito con l’I.A. e postato dal vice di Trump, J.D.Vance. Le immagini mostrano “The Donald” che, nuovo Napoleone, si incorona da solo, indossa il mantello regale poi impugna una spada ( simbolo storico di autorità, legittimità e giustizia di chi la impugna) ; davanti a lui si inginocchiano, arresi , sconfitti, in tutto e per tutto subordinati alla volontà del “dominus” , varie persone tra cui,riconoscibili, Nancy Pelosi e il leader del partito democratico al senato Chuck Schumer. Questa rappresentazione dovrebbe far venire un lungo brivido lungo la schiena. Intanto non è una smargiassata greve e grossolana come quella ideata da Trump né solo un atto di piaggeria verso l’ipertrofico ego del “Capo” . Pare piuttosto l’immagine di una concezione ben precisa del potere. L’autore, poi, non è l’inquilino della Casa Bianca ma il suo vice, l’uomo giunto ai massimi livelli su spinta e supporto di Peter Thiel, il miliardario proprietario di Palantir, colui che ha dichiarato senza mezzi termini che la libertà è incompatibile con la democrazia specificando che il suo concetto di libertà prevede che questa sia un privilegio a beneficio di pochi ( i ricchi, ammessi agli “arcani” della conoscenza tecnologica ) che avranno il compito di guidare “le masse”. Questa idea trova plastica raffigurazione nel video e sembra indirizzare non solo l’America ma il mondo verso idee che si ritenevano superate definitivamente, visioni che negano i valori che si è cercato di sviluppare e rafforzare dopo la seconda guerra mondiale. Infatti il panorama non è per nulla rassicurante. Non dipende solo dal fatto che in molti paesi d’Europa ( ultimo la Repubblica Ceca) salgano al potere forze politiche che rappresentano una destra non solo conservatrice ma anti-europeista e regressiva in tema di diritti, che in molti altri risultino in testa nei sondaggi formazioni con identiche propensioni oscurantiste. Non è solo questo; questi esiti infatti dovrebbero portare anche e soprattutto le forze che si definiscono progressiste a farsi delle domande e soprattutto a cercare di cominciare a dare delle risposte che mancano da troppo tempo . C’è dell’altro ed è la tendenza di molti di questi movimenti e partiti a farsi ispirare dalla deriva statunitense. Farage in Gran Bretagna ne è forse l’emulo più convinto ma non sono da meno gli spagnoli di Vox e i neo-nazisti di AFD. Per quel che ci concerne il governo Meloni, già schiacciato sulle scelte trumpiane in materia di politica estera tanto da meritare di far parte del “coro osannante” nella rappresentazione un po’ grottesca di Sharm el-Sheikh, pare sempre più voler emulare l’ispiratore. La “Leader Unica” dell’attuale maggioranza va amplificando una narrazione che altera la realtà, moltiplica e amplia le vicende da mettere all’indice ( gli incidenti ai cortei pro-Gaza responsabilità di una ridotta minoranza di idioti, le infelici dichiarazioni di oppositori maldestri etc) congetturando complotti e minacce letali, rifiuta da tempo il confronto con le domande vere e si concede solo agli incensatori, irride e offende ogni forma di dissenso con l’ausilio della potente macchina mediatica a disposizione; il tutto mentre l’azione dell’esecutivo continua a lasciare inalterati i problemi e a sostenere nelle scelte pressoché esclusivamente la propria base elettorale. Insomma l’idea che ci si debba inginocchiare, muti e rassegnati, a questa nuova concezione di potere pare prendere corpo anche alle nostre latitudini. Nel deserto di riferimenti in una opposizione ondivaga che si ostina a giocare con le regole altrui diventa essenziale, per chi non è disponibile alla genuflessione, sia il ricorso ad una mobilitazione etica sia, fondamentale, la riscoperta del voto, l’unico modo per rimandare al mittente il letame nel quale vorrebbero affogare la democrazia.



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