IMPERCETTIBILI TRANSIZIONI
- 02spiblo02
- 1 lug 2025
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“Ogni concessione accettata da una popolazione assolutamente non estremista è di per sé insignificante: prese insieme portano all’orrore». Così scriveva il filosofo Todorov in un suo libro introducendo l’allarme per le “impercettibili transizioni” che possono condurre allo stravolgimento ed al superamento di un sistema politico da democratico ad autocratico. Una delle strade principali che conducono in questa direzione è l’attacco, la delegittimazione costante, l’irrisione del potere giudiziario, uno dei perni della divisione dei poteri su cui si fonda l’essenza stessa della democrazia, quello la cui indipendenza ed autonomia dal potere politico è la principale garanzia a tutela dell’intero sistema. E’ infatti normale che l’esecutivo rappresenti la volontà della maggioranza mentre il legislativo fatica da sempre a mantenere una propria effettiva forza autonoma dato che, anche in presenza del divieto di mandato imperativo (in Costituzione Italiana, articolo 67), il Parlamento riflette l’esito elettorale e “pende” naturalmente dalla parte del governo in carica (fatta salva un’etica da tempo poco rintracciabile). Resta dunque il potere giudiziario a fare da controllore. Autonomia ed indipendenza sono universalmente affermate ma realmente osservate solo laddove la democrazia non intenda dare di sé stessa sono una mera rappresentazione. Ed infatti sempre più spesso e sempre con maggiore forza si assiste a violenti contrasti tra con i governi in carica. Solo pochi giorni fa la Corte Suprema degli Stati Uniti, a suo tempo adeguatamente indirizzata con nomine ad hoc, ha inibito i giudici federali dal prendere decisioni che vadano oltre i confini del proprio Stato; per ora il riferimento è all’applicazione o meno dello “ius soli”, per altro un diritto costituzionale sancito dal 14° emendamento ma finito nel mirino dell’odio insaziabile di Trump e dei Maga. Ma la pronuncia spalanca le porte ad un potere assoluto del Capo dello Stato che troverebbe limite solo nel consesso da lui a suo tempo addomesticato ( quindi non ne avrebbe). Non è il solo caso. Ad inizio 2025 il parlamento ungherese ha approvato la quattordicesima revisione della Costituzione modificando i criteri di nomina del Procuratore Capo aumentando la discrezionalità del presidente della Repubblica nei criteri di nomina. Già due anni fa il Parlamento europeo aveva sollevato dubbi circa l’indipendenza della magistratura magiara, sempre più sottomessa al potere esecutivo, riprendendo con ciò analoghe osservazioni esposte dal relatore speciale della Nazioni Unite nel 2021. Ancora: nel 2018 sempre a Budapest sono stati istituiti speciali tribunali amministrativi controllati direttamente dal Ministero di Giustizia che si occuperanno delle cause “politicamente sensibili per gli affari del governo”. Fanno venire in mente niente di ciò che è accaduto in Germania e Russia negli anni ‘30? In Italia la polemica contro i magistrati è stata introdotta in maniera brutale nel discorso quotidiano dal berlusconismo, una ideologia da cui discende anche concetto populista che attribuisce al verdetto delle urne una sacralità “legibus solutus”. Da allora i contrasti si sono moltiplicati; dal CPR in Albania alla contestazione delle sentenze fino al capolavoro del ministro Piantedosi che nel definire “ideologica” la recente sentenza della Corte di Cassazione dichiara però di “non averla letta perché non ne ha avuto il tempo”. Ovvero la contestazione, questa sì, appare ideologica e segnala la volontà di sfruttare la semplificazione propagandistica per accentuare il messaggio di una magistratura inaffidabile verso una opinione pubblica ormai sempre più svincolata da ogni capacità di analisi. E così, a forza di “impercettibili transizioni”, di slogan e manipolazioni si scivola verso il passato… Quando la magistratura è succube la democrazia è finita. Lo è stata nella Russia sovietica ( ed ora anche in quella putiniana), lo è stata nell’Italia mussoliniana ma più ancora, con similitudini sconcertanti nel linguaggio adottato e nei provvedimenti varati, nella Germania di Hitler dove, mentre si programmava e attuava l’orrore ( tribunali speciali, modifiche criteri di nomina, epurazioni dei non graditi), si è cercato di salvaguardare la forma ( basti pensare che non è mai stata abrogata la Costituzione di Weimar) . Quanto poco manca perché riecheggi a partire d’oltreoceano il grido di Herman Goring ““la legge e la volontà del Fuhrer sono una cosa sola”? E quanto i servili sodali europei tarderanno ad adeguarsi?



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