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IL SILENZIO E' D'ORO

  • 02spiblo02
  • 22 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Fine anno molto denso per il governo Meloni. Mentre “manine” e “manone” strattonano la legge finanziaria in modo da lucrare qualche spicciolo e apparecchiare futuri condoni , entro Capodanno va al voto anche la Legge di riforma della Corte dei Conti. Questo organismo è stato istituito nel 1862 per vigilare sulla  legittimità degli atti governativi e sulla gestione finanziaria, con il compito di riferire al Parlamento ed  assicurare trasparenza e corretta amministrazione dei beni pubblici. Lo stesso Cavour ne sottolineò con forza importanza e la necessità di indipendenza.  Organo Costituzionale ( regolato dagli articoli 100 e 103)  i suoi interventi sono saliti spesso agli onori della cronaca; negli ultimi tre anni, nel rispetto del proprio ruolo e delle proprie funzioni, ha smontato più volte i trionfalismi del governo Meloni sia contraddicendo la narrazione sui risultati record contro l’evasione fiscale che, da ultimo, smontando punto per punto il progetto-immagine  di Matteo Salvini relativo al Ponte sullo Stretto di Messina. La vicenda ha dato luogo anche ad una vivace polemica tra la/il Presidente del Consiglio e la Corte conclusa con una silenziosa ritirata dell’esecutivo costretto a prendere atto della giustezza delle osservazioni dell’Organismo di controllo. Si sa però che nel progetto complessivo delle destre mondiali l’addomesticamento ed il ridimensionamento del ruolo della Magistratura è elemento chiave. Nessuno deve poter controllare l’operato degli  “unti” dal popolo, per questo limitare, dividere, subordinare il potere giurisdzionale è uno dei passaggi chiave della conquista del potere. La linea è stata prontamente adottata dal governo italiano in carica e, in attesa che in primavera si vada al voto sulla cosiddetta “separazione delle carriere”, un altro piccolo passo verso la limitazione dei controlli si otterrà con il voto sulla riforma della Corte dei Conti in calendario per il 27 dicembre al Senato. Il provvedimento , come spiega bene un articolo di “Repubblica”, introduce il principio del  “silenzio-assenso” sugli atti della Pubblica Amministrazione. In sostanza la Corte avrà trenta giorni di tempo per esaminare ed esprimersi su appalti, spese e opere definite “strategiche””. Decorso tale termine l’atto, l’opera, il progetto si considera approvato. Appare evidente come il termine previsto dalla nuova normativa non possa in alcun modo essere considerato congruo ad una analisi effettiva, completa ed esaustiva degli atti di spesa e che finisca con il costituire una sorta di “tana libera tutti” che spalanca la porta ad un utilizzo non più verificato del denaro pubblico. Ulteriori aspetti della riforma concorrono a stringere ancora di più “l’imbuto” dei controlli. Non poco significativa la riduzione della responsabilità patrimoniale ridotta al 30% del danno erariale contestato (si froda per un milione di euro  esi pagano 300.000 euro tenendosi in tasca gli altri 700.000….) . Inutile dire che anche questa brutta riforma è venduta come passaggio verso la conquista dell’efficienza e,  al di là dei compiacimenti dei superficiali e delle odi dei “trombettieri” , guarda verso uno dei temi fondanti della tecno-ideologia proveniente da oltre Atlantico, ovvero la lotta alla democrazia considerata una forma di governo inefficiente da superare attraverso l’Istituzione di “monarchie” guidate da élite naturalmente superiori come afferma il riferimento ideologico di J.D.Vance, Curtis Yarvin. La strada verso la rivoluzione regressista è tracciata e non solo negli U.S.A. E’ diventato urgente aprire gli occhi e farli aprire alla gente che ancora crede nella giustizia sociale come principio di civiltà .

 
 
 

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