IL METODO BIBBIANO
- 02spiblo02
- 11 lug 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Si è conclusa dopo sei anni con un nulla di fatto la vicenda relativa ai presunti illeciti affidamenti nel comune emiliano di Bibbiano. Tempi lunghi, la giustizia non corre: indaga, esamina, analizza, dibatte, pondera e poi decide. Ne va della vita e della libertà delle persone coinvolte. La vicenda appare però paradigmatica dello stato attuale del dibattito pubblico e di un certo modo di fare politica. Nei giorni in cui le Procure presero ad indagare sulla vicenda si scatenò una azione di propaganda mediatica che dava per scontato quel che poi le sentenze si sono incaricate di smentire ovvero che fosse stato messo in piedi da professionisti e politici locali, tutti legati al principale partito della sinistra, un autentico “sistema” in forza del quale i figli di famiglie povere venivano artatamente presentati come vittime di abusi ed affidati a famiglie più “adatte”. Il tutto ovviamente con lauto flusso di denaro. La nostra attuale Presidente del Consiglio si fece immortalare davanti al segnale di località, lo sguardo truce, imbracciando un cartellone che recitava la promessa-minaccia “Siamo stati i primi ad arrivare, saremo gli ultimi ad andarcene”. Toni da autodafé infiammavano gli interventi di esponenti del suo stesso partito, riempivano gli interventi pubblici di Matteo Salvini e di Luigi Di Maio, che prima di essere folgorato sulla via della poltrona bollava il Pd come “partito di Bibbiano” intendendo con ciò che quella forza politica era talmente corrotta da non avere remore a scendere fino al commercio di bambini. Naturalmente non esisteva nessuna certezza, nessuna “pistola fumante” e il buon senso e la decenza ( visto anche il contenuto della presunta storiaccia) avrebbero suggerito se non il silenzio almeno l’utilizzo di un linguaggio più sfumato. Ma, come si diceva, tutto quanto accaduto e la sua conclusione non sono che un esempio perfetto del livello infimo del dibattito politico. Di esempi ce ne sarebbero a decine. E’ una deriva che coinvolge sia la destra che la sinistra, con una rincorsa alla foto-simbolo, alla frase ad effetto, allo slogan di pronto uso. Oggettivamente la destra è più brava ad usare certi strumenti, più efficace e meno afflitta da remore; la sinistra, che ormai si è convinta ( sbagliando, ma tant’è…) che l’unica via percorribile sia rincorrere invece che proporre, ci prova spesso in maniera goffa e autolesionista. Non è importante poi che dietro la denuncia vi sia sostanza o il niente. Prima si urla poi si dimentica. Intanto l’urlo ha scatenato l’orda degli odiatori social, moltiplicato le pagine dei giornali compiacenti, avvelenato la realtà e offuscato le capacità razionali di giudizio. Questa danza a volte infame a volte macabra intorno alla cronaca ridotta a manganello da menare da una parte o dall’altra ha una sua cinica utilità; serve a creare bisogni. Di sicurezza, di repressione, di identificazione particolaristica. Il tutto a discapito della conoscenza e dello sforzo di capire. A che serve ragionarci sopra, ve lo spieghiamo noi come stanno i fatti e se poi non stanno davvero in questa maniera pazienza, intanto è passato del tempo e nuovi allarmi, messe all’indice, tradimenti sono saliti all’onore della cronaca; di quel che è stato chi si ricorda più. Ci vogliono risparmiare la fatica, i nostri rappresentanti. In fondo lo sanno che le loro fortune si reggono su questo mix perverso di falsità e di oblio. Può darsi che abbia ragione Michele Serra che nella sia “Amaca”( su La Repubblica”) individua le cause di questi comportamenti nella vanità e nella fragilità dei politici “talmente poco saldi nelle loro ragioni da temere che basti un singolo errore, o un momento di ripensamento e di mitezza, a farle crollare” resta il fatto che questo affanno continuo debilita e avvilisce il confronto perché , per usare le parole di Gabriele Segre, “La democrazia non è progettata per correre”ed anche l’intelligenza ha bisogno, come affermava Kant,più di incertezze che di verdetti e pubbliche gogne. Eppure, ce lo dimostra la vicenda americana, l’estremizzazione funziona e il senso di noi stessi deperisce in uno starnazzare che ricorda sinistramente i polli di Renzo.



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