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FINO A CHE

  • 02spiblo02
  • 10 giu 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

L’esito della consultazione referendaria si presta ad alcune considerazioni, quasi nessuna positiva, che suddividerei in due gruppi: un primo gruppo riguarda ciò che siamo o che siamo diventati ed un secondo di natura più strettamente politica. Tutte, sarà un caso, cominciano con “Fino a che”..e dunque: Fino a che la naturale tendenza nazionale all’opportunismo ( ricordo la bruciante battuta di Churchill dopo la caduta di Mussolini..) continuerà ad alimentarsi in un dibattito pubblico in cui la superficialità e l’ignoranza (in senso letterale di assenza di conoscenza) vengono spacciate per verità assolute sarà difficile che prevalga il ragionamento logico e la scelta razionale. Fino a che la crescente povertà diffusa alimenterà l’egoismo del “se  non mi tocca” azzerando il senso di comunità a favore della tutela del proprio orticello, seppur sempre più malridotto, non si potrà contare sulla partecipazione popolare per il cambiamento. Non è stato sempre così: i voti su divorzio e aborto, ma anche quello sulla scala mobile, hanno segnato svolte sociali importanti e prese di coscienza da parte degli italiani che si sentivano comunità, chiamati a decidere indipendentemente dal fatto che il quesito li riguardasse o meno in prima persona. Adesso no. Se tocca al vicino mi giro dall’altra parte. Come faranno i vicini delle operaie di Reggio Emilia, in sciopero da ieri per denunciare trattamenti discriminatori e pressioni abnormi sul luogo di lavoro. Come faranno, esaurite le condoglianze di rito, i vicini delle vittime sempre più numerose sul lavoro.  Vengono in mente le parole di Gramsci nel suo “Odio gli indifferenti”: “Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani tessono la tela della vita collettiva e la massa ignora perché non se ne preoccupa…ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare..e ne rimangono vittima ..chi era stato attivo e chi indifferente. E quest’ultimo si irrita, vorrebbe fosse chiaro che egli non ha voluto..alcuni piagnucolano pietosamente.. . Fino a che si alimentano letture distorte della realtà migratoria, da un lato con una colpevolizzazione generalizzata ed infarcita d’odio, dall’altro con un giustificazionismo aprioristico, non sapremo né potremo vedere la realtà dei fatti per quello che è. Sia la storia che la realtà mettono sotto scacco entrambe le letture. Le migrazioni sono una costante insopprimibile nella storia umana. Hanno sempre generato scontri, hanno sempre portato arricchimenti. Nella nostra quotidianità, anche volendo solo vedere l’aspetto utilitaristico,  abbiamo una necessità ineludibile di manodopera ( lo chiede a gran voce Confindustria) che, regolarmente inquadrata, paghi contributi che sostengano il nostro traballante Welfare ..C’è poi un aspetto legato all’umanità che interroga la coscienza di ognuno e a questo riguardo sovviene quanto ha scritto Papa Francesco nell’enciclica “Fratelli Tutti”: “ Lasceremo la persona ferita a terra per correre ciascuno a riparasi dalla violenza o ad inseguire i banditi ?”. Una volta la risposta della maggioranza degli italiani sarebbe stata quella auspicata da Papa Bergoglio, ma oggi ? Dal punto di vista più strettamente politico, invece, fino a che non si smetterà di chiamare vittoria una sconfitta non ci sarà modo di andare avanti. Un referendum vince  se raggiunge il quorum. Non è accaduto. Tra gli errori quello di politicizzare il contenuto di questa votazione facendone una sorta di referendum non sul lavoro e sulla cittadinanza, quesiti di civiltà, ma sul governo in carica. Tra l’altro almeno con i primi quattro quesiti questo governo non c’entrava davvero niente dato che erano frutto del neoliberismo renziano. Era sacrosanto per il PD sostenerli per ritrovare la propria identità, ma proprio su quella si doveva insistere. Un succeso sarebbe stato importante non solo per ridare stabilità e sicurezza al lavoro, ma anche per confermare che quella stagione funesta era archiviata. Si è scelto invece di caricare l’evento di un peso che non era giusto avesse, i quesiti sono stati spiegati poco o si è dato per contato che fossero chiari e si è perso. Rivendicare adesso l’importanza di quei 12 e rotti milioni di si non ha molto senso. Può essere una base di ripartenza ma può anche non esserlo. Mischiare le pere con le mele serve per fare la macedonia ma non la politica. Fino a che da parte della destra si continua a solleticare la pancia della gente, a svilire l’importanza del voto salvo poi rivendicarne gli esiti, ad alimentare l’odio verso i diversi per colore della pelle, inclinazioni sessuali, credenze religiose, seguendo da lontano ma non troppo le nuove ideologie americane, non avremo un sistema democratico equilibrato e compiuto. Per questo rimane l’ultimo fino a che, l’unico che non ha solo risvolti negativi sebbene sia velato da un pessimismo che resta difficile contrastare…fino a che sarà possibile chiunque creda nei valori della libertà incarnati dalla democrazia liberale e nella logica dell’equità delle opportunità ha un solo compito: difenderli, crederci e lottare.


 
 
 

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