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EPPURE

  • 02spiblo02
  • 5 apr 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Eppure dobbiamo dirgli grazie. Sì, dobbiamo ringraziare Donald Trump ed i suoi sodali improvvisati ed improvvidi. Dobbiamo ringraziare la sua, la loro  volgare arroganza, l’ impressionante capacità di menzogna anche contro l’evidenza, il palese disprezzo per ogni regola che non sia quella del denaro, l’oscurantismo fanatico mascherato da osservanza religiosa, il costante dileggio delle regole democratiche. Sì, dobbiamo ringraziarli perché se siamo stati il 15 marzo a Roma e se saremo domani a Bologna, se ci siamo improvvisamente accorti che la nostra libertà che festeggia tra poco gli 80 anni , i nostri diritti faticosamente conquistati nel tempo non piovono dal cielo né sono acquisiti una volta per tutte ma richiedono cura , rispetto e necessità di tutela , è soprattutto grazie a loro. Ci eravamo addormentati o,  come scrive Anne Applebaum nel suo libro “Autocrazie ”sentivamo la violazione dei diritti umani e del diritto internazionale come lontani noi , nell'occidente democratico,  convinti che quello che era stato non potesse più tornare né nella forma né nella sostanza e abbiamo continuato a sottovalutare quanto avveniva sotto i nostri occhi certamente non nella forma ma sicuramente nella sostanza. Abbiamo costruito un’Europa fatta di burocrazia  nella quale domina l’interesse dei singoli invece che quello comune, dedita a misurare la dimensione minima consentita delle vongole ma incapace di pesare per davvero in campo internazionale, di far prevalere i valori costitutivi delle nostre democrazie. A differenza di quanto argomentano in troppi ed in maniera del tutto fuorviante, chi ha partecipato alla manifestazione di Roma e chi sarà a Bologna non ha alcun intento bellicista. Nessuno vuole la guerra. Qualcuno crede che sia necessario finanziare e potenziare l’armamento degli eserciti europei, ma tutti chiedono soprattutto un’Europa diversa, una Unione che cessi  di essere lo specchio di tanti egoismi e diventi finalmente un soggetto politico vero, capace di far pesare l’importanza delle nostre economie e il valore dei nostri principi. Anche la questione del riarmo è in fondo un  problema essenzialmente politico: senza un esercito comune, coordinato e diretto in maniera univoca e armonizzata, non avremo mai una difesa che funziona ( e si badi bene, si parla di difesa e solo di difesa). Solo dopo ha senso parlare di armi mentre senza questo passaggio finiremo con il buttare soltanto denaro  dalla finestra.  Vogliamo dunque una nuova Europa, questo sì, magari anche una nuova classe dirigente europea che sia capace di affrontare a viso aperto la sfida delle autocrazie mondiali , che è molto grande e complicata. Sta a noi, alle persone che credono nei valori delle democrazie liberali, muoversi e spingere verso un cambiamento che rappresenta anche l’unica e forse ultima possibilità di difesa che ci rimane. Molto difficile si diceva, ma per citare Norberto Bobbio “Qualche volta è accaduto che un granello di sabbia sollevato dal vento abbia fermato una macchina. Anche se ci fosse un miliardesimo di miliardesimo di probabilità che il granello, sollevato dal vento, vada a finire nel più delicato degli ingranaggi per arrestarne il movimento, la macchina che stiamo costruendo è troppo mostruosa perché non valga la pena di sfidare il destino.”


 
 
 

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