DISEGNI
- 02spiblo02
- 27 nov 2025
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Mentre il dibattito pubblico si accende sulle ritorsioni post-elettorali della Lega che frenano l’approvazione della Legge sul consenso anti-stupro e l’Italia è chiamata a dividersi sui diritti ( ancora una volta scomparsi i doveri) degli abitanti della “casa nel bosco”, sotto traccia spuntano disegni di legge che sembrano singolarmente fotocopiati l’uno sull’altro e che hanno tutti lo stesso titolo. “Disposizioni per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo”. Da una breve ricerca in rete si rintracciano una proposta a firma dei leghisti Romeo, Pirovano e Bergesio ( 1004 del 30 gennaio 2024) , quella presentata da Ivan Scalfarotto di Italia Viva ( 1575 del 8 luglio 2025) ed infine la mozione che reca il nome di Maurizio Gasparri (1627 del 6 agosto 2025). Le tre iniziative hanno poi trovato sponda in una proposta di legge a firma di vari parlamentari del centrodestra ( Proposta di legge 2383) . Allo stato attuale i lavori delle proposte unificate sono in corso presso la 1° Commissione Affari Costituzionali in sede referente, ovvero si sta lavorando alla predisposizione del testo che sarà poi sottoposto all’approvazione dell’Assemblea. Cosa c’è di strano o almeno di anomalo in questa vicenda ? Non è forse acquisita la repulsione verso ogni atteggiamento antisemita? Per capire meglio occorre scendere un po’ più nel dettaglio. I tre disegni di legge sono preceduti da una più o meno ampia premessa che evidenzia l’incremento di fenomeni di antisemitismo negli ultimi anni per convergere nella richiesta di adozione da parte della Repubblica Italiana della definizione di antisemitismo formulata nel 2016 dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), una organizzazione intergovernativa che ha come scopo quello di rafforzare, far progredire e promuovere l'educazione, la memoria e la ricerca sull'Olocausto in tutto il mondo. Va specificato che l’adozione di tale definizione è stata raccomandata dal Palamento UE con risoluzione 1 giugno 2017 e recepita dal Consiglio Europeo nel 2018. E qui sta il primo motivo di perplessità ( eufemismo). La definizione ufficiale dell’IHRA è la seguente “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.” In linea di principio si potrebbe osservare che tutto rispecchia l’atteggiamento di giusta riprovazione contro gli attacchi ingiustificati verso gli ebrei, ma il diavolo sta nell’interpretazione pratica che di questa definizione la stessa organizzazione ha via fornito e che ha suscitato dibattito all’interno della stessa cultura ebraica. Infatti, con una applicazione quanto mai estesa del concetto dell’antisemitismo e senza mai menzionare il sionismo si prevede che possono, anzi devono rientrare nella categoria dell’odio anti-ebraico anche l’accusare lo Stato di Israele di razzismo, il fare paragoni tra la politica dello Stato di Israele e quella dei nazisti, criticare o attaccare lo Stato di Israele e le sue Istituzioni . La questione alla luce di questo cambia evidentemente aspetto e in combinato disposto con le previsioni dei disegni di legge negherebbe, una volta che questi fossero convertiti in legge dello Stato, la possibilità di fare alcun tipo di critica, manifestazione, dissenso nei confronti dello Stato di Israele e dei suoi rappresentati pro-tempore. In particolare il DDL Gasparri, che in qualche modo riassume i precedenti, si addentra in questioni specifiche prevedendo “corsi di formazione ( predisposti dallo Stato nda) e progetti di formazione continua destinati ai militari, ai magistrati, al personale della carriera prefettizia, alle Forze di polizia, ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado e ai docenti e ricercatori universitari. I corsi e i progetti.. sono specificamente dedicati allo studio della cultura ebraica e israeliana e all'analisi di casi di antisemitismo”. , Con specifico riferimento alle Forze di polizia, si prevede la “formazione in materia di redazione dei verbali di denuncia di atti di antisemitismo” e una “guida pratica alla lotta contro l’Antisemitismo”. Inoltre il Ministero dell'istruzione e del merito dovrebbe predisporre “presso le scuole di ogni ordine e grado, corsi annuali di formazione rivolti agli studenti, al fine di favorire il dialogo tra generazioni, culture e religioni diverse, e di contrastare le manifestazioni di antisemitismo, incluso l'antisionismo.”( con equiparazione tra le due cose..). Si invitano infine i Ministeri competenti a definite le misure volte alla “prevenzione e alla tempestiva segnalazione di atti a carattere razzista o antisemita nell'ambito scolastico e universitario… con sanzioni disciplinari a carico di chi non ottempera ai predetti doveri di prevenzione e segnalazione”. Dulcis in fundo l’antisemitismo viene proposto come aggravante nell’applicazione dell’articolo 604-bis che punisce la propaganda e l'istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa ( pena da 1 anno e 6 mesi per i casi più lievi e da 2 a 6 anni per i casi più gravi). Per completezza va detto che mentre stavo redigendo questo testo è comparsa la notizia che un altro DDL sullo stesso tema ( per lo più circoscritto all’antisemitismo che si esprime via web ma anche qui basato sulla citata definizione dell’IHRA) è stato presentato dal senatore Graziano del Rio del PD. Ora: intanto appare anomalo questo imperversare di disegni di legge tutti sullo stesso tema, tutti basati sullo stesso schema, tutti a richiamare un allarme antisemitismo che semmai è frutto di ignoranza coltivata accuratamente per ragioni propagandistiche più che una realtà di fatto. Tutti che citano la violenza di Hamas ( giusto) ma tacciono sui massacri di Gaza, le violenze ed i soprusi in Cisgiodania ( che strano eh ?). Si continua poi volutamente ad ignorare la distanza e la differenza tra antisemitismo e antisionismo, con il primo che non può essere messo in discussione se non archiviando il cervello ed il secondo che invece dovrebbe esserlo eccome, sia alla luce della storia che a quella della cronaca. Tralasciando per decenza le follie verbali degli attuali estremisti alla guida del governo di Tel Aviv , vediamo qualche affermazione dei padri storici dello Stato ebraico; cominciamo con il 1997 e Begin che dichiarava “Determinare la terra d’Israele è l’essenza del sionismo. Senza determinazione, noi non realizziamo il sionismo. È semplice” , concetto ribadito nel 1998 da Ariel Sharon. “É dovere dei dirigenti d’Israele spiegare all’opinione pubblica, chiaramente e coraggiosamente, un certo numero di fatti che col tempo sono stati dimenticati. Il primo di questi è che non c’è sionismo, colonizzazione, o Stato Ebraico senza lo sradicamento degli arabi e l’espropriazione delle loro terre”. E sull’atteggiamento da tenere circa i rapporti con gli arabi palestinesi, lo stesso Ben Gurion diceva nel 1948 “«Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba” e Golda Meir nel 1969 «Non esiste una cosa come il popolo palestinese. Non è che noi siamo venuti e li abbiamo cacciati e preso il loro paese. Essi non esistono». Ecco: semplicemente esporre, così come fatto adesso, queste frasi oggettivamente razziste, se le proposte avanzate ( sarà un caso?) da esponenti di tutti gli schieramenti politici potrebbe costare ad un insegnante il deferimento, ad un manifestante la galera, ad un giornalista una sanzione. Una inaccettabili limitazione della libertà di espressione forse sacrificata sul tavolo di qualche interesse ma che non si può accettare in silenzio..



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