CUM GRANO SALIS
- 02spiblo02
- 9 ott 2025
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Trascorsi due giorni dal voto del parlamento europeo che ha confermato l’immunità ad Ilaria Salis proviamo a mettere in ordine prima i fatti e poi le opinioni. Dunque vediamo: l’11 febbraio di ogni anno (dal 1997) si organizza a Budapest la cosiddetta “Giornata dell’onore” che intende celebrare il tentativo delle truppe naziste e dei collaborazionisti locali di rompere l’assedio dell’Armata Rossa nel 1945. La giornata è occasione di raduno per tutte le formazioni di estrema destra filo o neo-naziste. Nella stessa data gruppi che si dichiarano antifascisti convergono in Ungheria per manifestazioni di segno opposto. E’ per partecipare a quest’ultimo evento che era arrivata in città Ilaria Salis, legata agli ambienti dei centri sociali, protagonista di manifestazioni, occupazioni, resistenza agli sgomberi con annesse denunce per quelli che il Corriere della Sera ha chiamato “reati da corteo” e che hanno portato a miti condanne ( legate alla modestia del reato e già scontate) nonché ad una assoluzione (dicembre 2023) per l’assalto ad un gazebo della Lega. Fermata a bordo di un taxi insieme ad altri attivisti è stata arrestata con l’accusa di aver partecipato a quattro aggressioni ai danni di tre cittadini ungheresi e tedeschi partecipanti alla “giornata dell’onore”. Nella borsa le viene trovato un manganello e questo corrobora la convinzione della polizia magiara dato che con quello strumento sono stati aggredite le vittime. Ilaria Salis si proclama da subito estranea ai fatti contestati. Dopo pochi giorni cadono le accuse per due dei quattro episodi di cui è accusata perché, si scopre, la donna non era ancora arrivata in Ungheria quando sono avvenuti. Da quel momento Salis resta in galera. Compare in udienza a gennaio 2024 con una catena al collo e ceppi alle caviglie. Continua a proclamarsi innocente. Le prove del reato appaiono da subito abbastanza fumose. Il filmato in cui si vede l’aggressione non consente di riconoscere chi compie il pestaggio, le vittime ( che hanno riportato lesioni guaribili in una settimana) non hanno riconosciuto la Salis né hanno sporto denuncia, i testimoni dell’agguato non riconoscono nell’italiana una delle componenti del gruppo aggressore (per correttezza d’informazione il neonazista László Dudog oggi prontamente intervistato dalla “Pravda nera” è stato coinvolto in un pestaggio in quei giorni, ma si tratta di un episodio che niente ha a che vedere con le accuse rivolte alla italiana). Mentre i legali della Salis denunciano che gli è negato l’accesso agli atti ( le accuse vengono esposte e tradotte in italiano durante l’udienza senza che sia stato loro concesso di studiare una qualunque strategia difensiva), le immagini della nostra connazionale in ceppi indignano buona parte del paese. Budapest non fa una piega ed anzi prende una posizione politica molto forte con le parole del ministro degli esteri Péter Szijjártó (“è arrivata in Ungheria con un piano chiaro per attaccare persone innocenti per le strade come parte di un’organizzazione di sinistra radicale”) e del portavoce del governo Zoltán Kovács. Si ha la sensazione che la sentenza sia già stata scritta (del resto in quel paese la magistratura è legata a doppio filo alla volontà dell’esecutivo). Si moltiplicano le pressioni sul governo italiano perché intervenga chiedendo di riportare e processare la Salis in Italia (come avvenuto, ad esempio, per Chico Forti), ma l’azione è eufemisticamente blanda; si ottiene solo un trasferimento ai domiciliari in attesa di una sentenza che si preannuncia molto pesante. L’Ungheria, va specificato, è da tempo nel mirino di Parlamento e Commissione europea che hanno aperto una procedura di infrazione nei confronti di quel governo per le violazioni dello stato di diritto nei processi contro oppositori politici . Inoltre la Corte Europea dei diritti umani e il Comitato Europeo per la prevenzione della tortura definiscono le condizioni di detenzione in quel paese come “inumane e degradanti”. Così, Ad evitare il rischio dell’ennesima violazione dello stato di diritto, AVS decide di candidare Ilaria Salis al Parlamento Europeo dove risulta eletta. Il resto è storia nota. Chiarisco subito che non appartengo ai fan di Ilaria Salis. Avrei preferito che il governo operasse con decisione per sottrarla alle iniquità palesi dell’amministrazione giudiziaria magiara e l’avesse ricondotta in Italia e sottoposta ad un processo per verificare la consistenza effettiva delle accuse ( cosa che per altro lei stessa chiede ed è tornata a chiedere anche dopo il voto a suo favore). Non è accaduto e per tirarla fuori da una situazione di palese violazione dell’equità e dell’ indipendenza di giudizio si è ricorso a quello che considero un “escamotage”. Ora, detto questo, mi suona incredibile lo scambio di accuse di tradimento tra le forze di centrodestra che si rinfacciano a vicenda di aver negato il ritorno in prigione, in quella prigione, di Ilaria Salis. Viene da chiedersi: ma quale concetto di giustizia hanno queste persone ? Parlo di persone e non di partiti perché scegliere di riconsegnare qualcuno ad una vendetta politica, nelle condizioni date e da tempo censurate, per il solo fatto che appartiene allo schieramento avversario dovrebbe essere un limite insuperabile per chiunque a prescindere dall’orientamento ideale. Si è invece scelto deliberatamente di ignorare la costante infrazione alle regole della democrazia da parte del regime di Orban e di costruire un nemico, facendo della Salis un simbolo, consegnandola ad un ruolo che va anche oltre la propria biografia, ben più modesta, che come ha bene rammentato Luigi Manconi in un articolo su La Repubblica fa riferimento ad “una variabile minoritaria ed estremista che, con le componenti di maggioranza del movimento operaio, ha sempre intrattenuto rapporti difficili.. la storia del movimento operario, da oltre un secolo, ha conosciuto e ha avversato quella componente detta “massimalista”. Ma nell’epoca dell’immagine e della menzogna spacciata per dogma serviva il simbolo del male assoluto che non è, evidentemente per i fautori del “buttate la chiave”, la negazione della libertà di espressione e dissenso, la sottomissione dei giudici alla volontà di un partito, il soffocamento di ogni forma di opposizione, la criminalizzazione dell’orientamento sessuale ( ciò che avviene Ungheria) ma Ilaria Salis, già condannata per la sua appartenenza di parte. Una deriva che ci trascina indietro, molto indietro, dove non vorremmo più scivolare.



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