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CINQUE SI

  • 02spiblo02
  • 5 giu 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Ci siamo quasi. Domenica 8 e lunedì 9 è indetto il referendum abrogativo promosso da CGIL, PD, M5S e AVS sui temi del lavoro e della cittadinanza. La consultazione è stata a lungo silenziata dagli organi di informazione ( RAI in testa), ma improvvisamente, anche per le polemiche innestate dalle dichiarazioni  di importanti esponenti di maggioranza ( incluse cariche istituzionali di rilievo) che si sono  espressi a favore di una massiccia astensione,  secondo l’antico ( 1991) schema craxiano (“tutti al mare”) il tema è arrivato agli onori della cronaca. Tutto legittimo, si intende. Nel corso degli anni e ad ogni referendum tutte le forze politiche a turno si sono espresse per l’astensione o la partecipazione al voto a seconda dei propri interessi del momento. Obiettivamente fa un po’ effetto vedere chi ricopre incarichi istituzionali sbeffeggiare così un istituto previsto nella carta costituzionale ( articolo 75) ma tant’è, questi sono i tempi e non solo alle nostre latitudini. La cosa più grave è che anche questa volta il dibattito è diventato immediatamente uno scontro di posizioni precostituite per cui discernere l’esatto contenuto dei quesiti è diventata impresa ardua. Con l’immancabile ausilio dei social si professa la indefessa volontà di aderire o quella di sabotare ma la portata ed i contenuti sui quali siamo chiamati ad esprimerci nonché le modalità di voto sono spesso contraffatti ed alterati.  Sui temi in questione sarebbe necessario spiegare la forma ed il contenuto per dare l’opportunità al maggior numero di persone di valutare con la propria testa e scegliere come comportarsi senza necessariamente aderire a pacchetti pre-confezionati predisposti da altri ( si chiama democrazia partecipativa..). L’argomento sul quale si esercita una rabbia che (s)confina con l’odio è quello sulla riduzione da 10 a 5 anni del termine di presentazione della richiesta per acquisire la cittadinanza italiana. La vulgata degli oppositori è “ Si regala la cittadinanza a questi delinquenti di extracomunitari “ dove alla parola “delinquenti” si possono a piacere sostituire tutti gli altri epiteti che vengono normalmente affibbiati a chi viene da altri paesi , soprattutto se ha la pelle di colore diverso. Questa è una affermazione semplicemente falsa. Infatti non viene “regalato” alcunché . Si riduce esclusivamente il termine per la presentazione della domanda di cittadinanza per residenza che poi verrà esaminata a requisiti invariati e con tempi invariati ( dai due ai quattro anni per avere esito). Singolare poi che alcuni vadano affermando che la cittadinanza vada “guadagnata”come se ciascuno di noi abbia davvero fatto qualcosa per “guadagnarsi” il fatto di essere italiano a parte ringraziare la buona stella che l’ha fatto concepire in questo paese anziché a Gaza o a Nairobi….Come poi l’acquisizione della cittadinanza possa influire sul terrore della “violenza dei barbari” resta un mistero..Anche l’asserzione per cui i nuovi cittadini andrebbero ad alimentare il consenso per le forze di sinistra resta un arcano..E’ noto, ad esempio, che molti extracomunitari provenienti dall’Est Europa sono tutt’altro che progressisti..anche tra gli islamici avrei dei dubbi ( Magdi Allam insegna..).  Più probabile che andrebbero ad aumentare il numero dei votanti giacché  orgogliosi di poter esprimere il proprio voto, possibilità in genere negata nei paesi d’origine ( a differenza dei troppi che considerano la democrazia un dato acquisito o, peggio, un fastidioso ingombro). Quanto ai quattro quesiti sul lavoro si resta abbastanza basiti davanti all’indifferenza sul tema. Stipendi in calo, precarietà diffusa, tre morti al giorni in media non bastano ? Finché continueremo a barricarci dietro il “finché non tocca a me..”? La questione lavoro, base della nostra Repubblica ( articolo 1, non a caso) è fondamentale.  Mi pare così ovvio…eppure..Allora per riassumere il senso del contendere mi avvalgo della mirabile sintesi che ne ha fatto Barbara Carnevali nel suo articolo di oggi su “la Stampa” : “Quale destino per il lavoro? Vogliamo orientare le politiche in senso social-democratico, mettendo lavoratrici e lavoratori al centro, tutelando i loro diritti e fondando sulla dignità del lavoro un progetto di società (SÌ)? O invece vogliamo orientarle in senso liberale, permettendo che il mondo del lavoro sia regolato prioritariamente da esigenze di produttività e sviluppo, considerando protezioni e tutele come un ostacolo alle dinamiche del mercato (NO)?”. Domenica e lunedì per me sono cinque si.

 
 
 

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