CHIEDIMI SE SONO FELICE
- 02spiblo02
- 25 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min

No. Non mi pare ci sia niente da festeggiare nell’esito di questa ultima tornata di regionali che chiamava al voto quasi 13 milioni di italiani ( 12.797.137) e che ne ha visti partecipare solo 5.223.378 ovvero il 43,65%. Quando 6 persone su dieci decidono di non esercitare il diritto fondamentale che sta alla base della democrazia mi pare che si sia più da preoccuparsi che da esultare. La distanza tra la gente e la politica va assumendo caratteristiche patologiche e nessuno schieramento ne è immune. Le percentuali ottenute dai vari partiti rapportate al totale degli aventi diritto si sgonfiano in maniera impressionante. Il trionfo di Stefani in Veneto corrisponde al 28,20% dei consensi sul totale del corpo elettorale regionale ed il candidato presidente ha perso 672.604 voti rispetto a quelli raccolti dal predecessore Zaia nel 2020. La Lega che ha doppiato gli alleati-rivali di FDI conterebbe il 14,13% sul totale ( e il 7,2% i meloniani). Ancor più modeste le percentuali dell’opposizione con il PD ( che pure cresce in termini di voti rispetto al 2020) che si attesta su un risibile 6,47% ed i 5Stelle che scompaiono a livello da prefisso telefonico ( 0,85% sugli aventi diritto). Lo stesso fenomeno si registra in Campania dove Roberto Fico vince ma perde oltre 758.000 rispetto al predecessore De Luca. Nella coalizione il PD perde voti ( 28.506) e rispetto al totale elettori fa registrare una percentuale modesta: 7,43% con i 5stelle al 3,6%. Peggio ancora FDI che sugli aventi diritto raccoglie il 4,81% dei consensi e la Lega al 2,2% ( perde anche 53.000 voti sul 2020). Fa eccezione De Caro che riesce a convogliare più consensi di chi gli lascia l’incarico ( +48.637 ) ma in un contesto che vede il peggior dato della tornata in termini di affluenza. Modeste, al solito, le percentuali sugli aventi diritto ( PD al 9,75%, 5stelle al 2,72%, FDI al 7,05% , Lega al 3,05%, Forza Italia al 3,43%). Come già nelle Marche e in Toscana la scelta del governo viene decisa da una minoranza, significativa ma pur sempre minoranza, mentre la gran pare dei cittadini, quella che Massimo Giannini chiama nel suo podcast su Repubblica la “maggioranza silenziosa e disgustata”, continua a chiamarsi fuori. Questa deriva costante e apparentemente inarrestabile mette a rischio le basi ed il futuro della nostra democrazia, consentendo a populisti e demagoghi di prendere campo e potere, agevolando con una colpevole indifferenza tutte le manovre atte a corrodere progressivamente i diritti fondamentali. Avverte in un suo articolo su Repubblica il saggista britannico Timothy Garton Ash “i populisti al governo… useranno la democrazia per smantellare la democrazia, come ha fatto Viktor Orban in Ungheria e come Trump cerca di fare negli Stati Uniti. Un po’ alla volta la trasformeranno in quello che i politologi definiscono un sistema autoritario elettorale.” Non è un caso che questi risultati ( parziali e viziati come abbiamo visto) abbiano subito portato la maggioranza di governo a reclamare la modifica della legge elettorale per volgerla a proprio favore in vista delle prossime politiche ( singolare tuttavia che le prime critiche siano arrivate dal tandem Renzi-Boschi che avevano fatto la stessa cosa quando gli era toccato di governare a suon di slides ed arroganza). La questione, per lo schieramento progressista, non è cambiata: se si vuol davvero incidere sul quadro nazionale bisogna tornare a coinvolgere le persone, bisogna recuperare almeno un terzo di quel 60% che sta rifiutando ogni tipo di impegno perché schifato dagli intrighi di palazzo, dalle astrusità di distinguo incomprensibili, dal parlarsi addosso che sembra rifiutare la realtà, le difficoltà e i problemi di ogni giorno, dalla spesa sempre più cara, agli affitti esosi, dal lavoro sempre meno tutelato e sempre poco remunerato, ad un sistema fiscale iniquo e dalle mille scappatoie. Il percorso avviato dalla segretaria del PD, che pare aver messo la sordina alle diatribe interne e si dedica ai temi concreti, è un buon inizio ma se non trova seguito in tutto lo schieramento di opposizione ( diviso da incomprensibili terrori di estremismo e dalle ambiguità dei 5Stelle ) non basterà a far cambiare il vento. Non resta molto tempo per invertire la rotta, avverte ancora Garton Ash “una volta che i meccanismi di controllo e bilanciamento sono andati perduti è difficile ripristinarli” . Considerare esisti scontati non punti di partenza ma vittorie epocali rischia di essere tempo perso e non possiamo permettercelo.



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