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BRAGHE CALATE

  • 02spiblo02
  • 28 lug 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

L’accordo delle braghe calate. Questa la sintesi di quanto concordato ( o meglio dire, subito) da Von Der Layen nel corso dell’incontro con il presidente americano Donald Trump. Anche la scelta del luogo in cui si è svolta la finta trattativa è simbolicamente significativo; si tratta infatti del Golf Club di Turnberry, in Scozia, di proprietà dello stesso Trump. “In ginocchio da te”, avrebbe cantato Gianni  Morandi…Naturalmente l’imposizione di dazi al 15%, accompagnata da esorbitanti impegni di spesa ( 750 miliardi in armi e gas)  e investimenti oltreoceano ( 600 miliardi),  viene spacciata come splendido risultato opponendo che altrimenti dal prossimo venerdì sarebbe scattata la misura del 30% minacciata dall’egolatra poche settimane fa. Come se ciò fosse stato credibile. I mercati finanziari, dotati di antenne finissime e abituati all’analisi, non avevano mostrato la minima reazione alle parole del Presidente americano dimostrando di averne ormai compreso la tecnica commerciale fatta di aggressività iniziale ( in realtà un bluff)  e di finta disponibilità successiva con la quale punta ad ottenere quel che fin dall’inizio era il suo obiettivo.  Il sistema ha funzionato  con controparti deboli ma non ha retto al braccio di ferro con la Cina, paese con il quale si è giunti ad un accordo che ha creato effettive opportunità reciproche. L’Europa, in forza dei numeri che esprime la sua economia, avrebbe potuto e dovuto resistere trasformando il confronto in una opportunità di crescita politica  e di maggiore coesione ed invece ha scelto, una volta di più, di strisciare ai piedi del padrone. La Presidente della Commissione è apparsa succube della personalità del bancarottiere vincente: incapace di prendere la parola nella conferenza stampa precedente l’incontro, ha usato quasi parole di contrizione nelle dichiarazioni finali parlando di un “equilibrio ritrovato” come se le dichiarazioni della Casa Bianca, dal “Liberation Day” ( per altro il più inattuato dei proclami) alle recenti esternazioni sull’”Europa che ci ha sempre fregato” fossero la rappresentazione della realtà invece che onanismi economico-mentali della nuova amministrazione americana. Questa vergognosa capitolazione, oltre a creare consistenti perdite economiche alle aziende continentali e aggravi futuri per i cittadini dell’unione  ( chi pensate pagherà, alla fine, il conto degli acquisti di armi e gas ?) non ci mette affatto al riparo da future alzate d’ingegno provenienti da Mar-a-Lago e dintorni. Anzi, aver dimostrato questa arrendevolezza, aver cercato in ogni modo di compiacere l’ego straripante del Presidente americano e le teorie strampalate dei suoi assistenti , ci espone al rischio di qualunque futura “geniale soluzione” venga escogitata dal “brain trust” trumpiano per scaricare altrove i probabili insuccessi sul fronte interno. Non sorprende la nota congiunta delle forze di governo in Italia. Abbiamo accontentato “paparino” . Prima gli Italiani ( bianchi e ricchi, si intende ) è slogan che questa volta bisogna rassegnarsi a passare in secondo piano, anche a costo di smentire il MEF che per bocca del ministro Giorgetti aveva dichiarato insostenibili per l’Italia dazi superiori al 10%. Si tornerà a bussare a soldi alla tanto deprecata Unione Europea che intanto, per parafrasare il titolo di un vecchio album dei Genesis, ha provveduto a “Selling Europe by the pound”. Anzi, pagando. 

 
 
 

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