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BBB+ENE, MA.....

  • 02spiblo02
  • 25 set 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

BBB+ENE  MA…..

Il 20 settembre l’agenzia internazionale di valutazione Fitch ha innalzato il rating dell’Italia da BBB a BBB+  con previsione ( outlook per chi ama gli anglicismi)  “stabile”.  Una buona notizia per l’immagine del Paese e per i conti pubblici  sebbene, come osservato da qualche analista, il + aggiunto alla valutazione precedente non avrà probabilmente  una incidenza significativa sul premio che  l’Italia dovrà pagare per il collocamento dei propri titoli sul mercato. La decisione di Fitch fa seguito all’identica misura presa in aprile da S&P. Data per scontata l’elegia immediatamente alzata dai corifei di maggioranza e ammesso senza alcuna difficoltà che si tratta di un buon risultato per l’esecutivo con menzione di merito per la Presidente del Consiglio e per il ministro Giorgetti che hanno smontato le promesse elettorali e buona parte delle “salvinate” ( se seguite saremmo stati qui a gridare allo smantellamento del bilancio pubblico ), vediamo quali sono i riflessi sulla realtà quotidiana degli italiani. Bisogna anzitutto considerare che Fitch ( come le altre agenzie) valuta principalmente la capacità di uno Stato di garantire il pagamento dei titoli che emette ( che sono debitI, e noi ne abbiamo parecchi in giro…).  La stabilità di governo è valutata positivamente. Il contenimento del debito pubblico anche. Queste valutazioni sono però di natura puramente finanziaria e come tali hanno due caratteristiche: 1) inglobano il cinismo dei mercati finanziari che guardano solo ai numeri ed al risultato che questi producono  e  2) non valutano le politiche sociali, del lavoro, industriali, dei prezzi seguite da un governo, ovvero ciò che impatta nella quotidianità. Qui sta il ma che dovrebbe, in un mondo politico ideale,  indurre alla prudenza chi esulta e stimolare alla proposta chi critica. Infatti come evidenziato, tra gli altri, da Stefano Feltri nel suo blog e da Federico Fubini sul Corriere della Sera non mancano le ombre nella politica economica del governo Meloni. Intanto la crescita del PIL per quest’anno  che pure lo stesso governo stima in calo allo 0,5% rispetto al 1% preventivato, e che è, a giudizio unanime, “drogata” dai 200 miliardi di PNRR che ci ritroviamo in cassa. I progetti tra l’altro dovranno concludersi entro il 31 agosto 2026 altrimenti, così è previsto nelle condizioni di erogazione, andrà restituita la parte relativa alle opere non concluse…prospettiva che da tempo impensierisce lo stesso Giorgetti che ha più volte chiesto di spostare la data ultima al 2027. Poi ci sono i dati forniti dall’Istituto di statistica (Istat) e questi ci dicono che:  A) la produzione industriale ha fatto registrare 26 mesi consecutivi di calo per risalire ad Aprile con un modesto +0.3%; B) I salari continuano a restare tra i più bassi dell’area OCSE in termini reali, ovvero al netto dell’inflazione,  ed anche di più se si considera che quella ufficiale non è quella che si ritrova il cittadino che va a fare la spesa ( pane + 70%, pasta +23%, rispetto al 2022 etc ); C) nel 2024 il 23,1% degli italiani risultava a rischio di povertà o esclusione sociale (+0,3% rispetto al 2023); D) aumenta al 33,2% il numero degli inattivi (dati luglio 2025)cioè coloro che pur essendo in età lavorativa non lavorano né cercano lavoro, dato che fa leggere in ben altra luce il propagandato incremento di occupazione; E) la pressione fiscale nel 2024 è salita al 42,5%  con un +1,3% sul 2023. L’incremento delle entrate è dovuto principalmente al maggior contributo di lavoratori dipendenti e pensionati ( non potrebbe essere diversamente vista la sequela di  sanatorie, ravvedimenti, perdoni e indulgenze varie accordate in questi tre anni agli evasori).  V’è poi da aggiungere che, contrariamente alle dichiarazioni ufficiali, i fondi destinati a Sanità e Scuola sono cresciuti nominalmente ma risultano ridotti in termini reali . Il quadro che se ne ricava è di una politica sostanzialmente immobile, preoccupata di mantenere equilibri contabili e consenso elettorale ma alquanto disattenta rispetto alle dinamiche sociali; povera di proposte che non vadano oltre l’annuncio e di provvedimenti che non soddisfino che le pulsioni più autoritarie. Ci sarebbe una prateria  da percorre ,insomma, per una opposizione che non si contorcesse in impossibili teleologie ma tornasse a guardare la realtà e i bisogni delle persone.

 
 
 

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