ANCORA UNA...
- 02spiblo02
- 23 ott 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Ancora una. Si chiamava Luciana. E’ morta ieri pomeriggio a seguito delle coltellate (14) che gli ha inferto l’ex marito. E no, non si tratta di un emigrato, di un islamico, di un “diverso” , ma di un uomo italiano di sessantaquattro anni. Esattamente come l’assassino di Pamela Genini , Gianluca Soncin ( magari qualche leghista l’avrà scambiato per un cinese, ma non è così) . Esattamente come quello di Martina Carbonaro. Esattamente come i due uomini siciliani ( 58 e 60 anni) finiti sotto processo nell’ultimo mese per aver abusato di donne che avevano adescato con la falsa offerta di un lavoro. Esattamente come la maggior parte degli autori di femminicidi. Naturalmente anche dopo gli ultimi due omicidi è scattata la successione di proclami di doveroso sdegno che, ripetuti non sai più se per consuetudine o per dovere, fanno tanto tornare alla mente gli ironici versi con i quali il genio di Fabrizio De André chiudeva la sua “Domenica delle Salme” . Abbiamo costruito in quest’epoca bulimica e mercantile un intenso marketing emozionale fatto di fiocchi da appuntare sui baveri, scarpette rosse e panchine di identico colore; ma nella pratica cosa abbiamo fatto davvero ? Abbiamo sfilato nei dopo cena con le candele in pugno gridando “Ora basta!” ma quali strumenti abbiamo davvero messo in campo per opporci a quanto avviene? Tocca nutrirsi ogni giorno di una narrazione che fa della violenza una sorta di passe-partout, ufficialmente condannato ma altrettanto frequentemente corteggiato nella sostanza delle dichiarazioni ritenute furbe o mobilitanti; facciamo così l’abitudine all’uso di un linguaggio che esclude insieme sia il dialogo che la complessità. L’idea di ritorno alla tradizione, la sacralità della famiglia consacrata dal vincolo del matrimonio, la religione strumentalizzata ad arte, la stessa scelta dei termini che gli esponenti politici più radicali utilizzano con colpevole ( e quanto ingenua?) superficialità danno la sensazione che ci si preoccupi più di contrastare le libere scelte delle donne che la violenza di cui spesso sono vittime ad opera di maschi incapaci di elaborare e superare la fine di una relazione. Non basta l’introduzione del reato di femminicidio come reato autonomo, una decisione che per altro è contestata da Vannacci e dai suoi puristi della tradizione sul presupposto che se distinguiamo tra l’omicidio di un uomo e quello di una donna allora ( testuale) “l’assassino di un tabacchino lo dovremmo chiamare comercianticidio” . Non stupisce quindi che sia stato proprio il partito di Vannacci a presentare pochi giorni fa un emendamento sveltamente approvato dalla Commissione Cultura della Camera ( presieduta da quel Federico Mollicone per il quale la maternità surrogata è reato più grave della pedofilia) che vieta l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, limitandone la possibilità alle scuole superiori e solo previo consenso scritto dei genitori. Una decisione che stride con qualunque studio in materia, con qualunque parere di psicologi e legali che si siano mai occupati del tema ma che blandisce l’ossessione contro il “gender” dell’intera maggioranza . Così, mentre da un lato si rincorrono regressioni idealistiche e dall’altro si esaspera la polemica e si abdica alla proposta, nelle strade e nelle case le donne continuano a morire . “La domenica delle salme/Fu una domenica come tante/Il giorno dopo c'erano i segni/Di una pace terrificante/Mentre il cuore d'Italia/Da Palermo ad Aosta/Si gonfiava in un coro/Di vibrante protesta.”



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