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AMICI DEL GIAGUARO

  • 02spiblo02
  • 3 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

“Né la conquista, né la violenza, né l’offesa danno alcun diritto”. Prendo a prestito le parole del filosofo John Locke  per provare a rispondere a quanto sta avvenendo ai margini delle sacrosante manifestazioni di protesta contro il massacro mai cessato a Gaza e in Cisgiordania o contro le iniquità di una manovra economica tattica e sparagnina che nulla risolve e molto taglia a chi avrebbe invece bisogno di sentire il sostegno dello Stato. Dunque la mobilitazione ed anche l’ indignazione sono giuste, sono anzi un sintomo di vitalità in una società che troppo spesso pare assopita, stordita dall’ubriacatura consumistica e incattivita dagli slogan martellanti e vuoti che ogni giorno aizzano gli istinti più triviali. Per questo non si possono  né comprendere né giustificare gli eccessi che proprio questi istinti vanno a sollecitare e rinforzare.  Quando il Collettivo Universitario Autonomo di Torino rivendica l’assalto alla redazione de La Stampa come “azione dimostrativa” dettata dalla “spontaneità della rabbia”  usa a sua volta frasi fatte; alcune, come quelle pronunciate durante l’assalto,  copiate dagli ingialliti manuali di una guerriglia più assassina che rivoluzionaria. Si omette invece di spiegare perché andare a sfregiare, a margine di una manifestazione a favore del popolo palestinese,  proprio il quotidiano che ospita, tra gli altri sul tema,  gli articoli di Francesca Mannocchi, forse la voce più libera e meno incline a compromessi e giustificazioni nel panorama del giornalismo italiano, colei che per prima (e prima ancora che iniziasse la carneficina dell’IDF) ci ha messo sotto gli occhi i delitti e la vergogna dell’operato del governo di Netanyahu. Non si tratta allora di “essere d’accordo o meno con le pratiche, i modi, le terminologie” come scrivono gli studenti vicini al centro sociale Askatasuna, si tratta piuttosto di riattivare la memoria e ricordare chi ha usato come arma politica l’assalto ai giornali, la messa al rogo dei libri, l’intolleranza come metodo. Si tratta anche di prendere coscienza di una realtà, interna ed internazionale, che non aspetta altro che avere il pretesto per sigillare ogni forma di dissenso. L’intolleranza è l’esatto contrario della libertà che, si presume,  sta alla base delle rivendicazioni degli stessi autori dei fatti di Torino e anche di quelli che di notte sono andati a vandalizzare un tempio ebraico a Roma, dimostrando di essere loro per primi a confondere antisionismo con antisemitismo. Per inciso, entrambe le azioni appaiono anche un po’ vigliacche perché compiute lì’una contro un edificio pressoché deserto per l’adesione dei giornalisti allo sciopero contro la manovra governativa e l’altro col favore delle tenebre. Se qualcuno può invocare a parziale giustificazione le intemperanze dell’età e la mancata conoscenza della storia, stonano ancor di più le parole di chi invece per età, esperienza, ruolo e conoscenza dei fatti e delle loro conseguenze si lascia sfuggire parole che rinfocolano l’intolleranza invece che spiegare le ragioni del suo contrario e l’importanza del libero confronto delle idee per la crescita personale e sociale di ogni individuo. Francesca Albanese, più volte difesa dalle indegne offese che le sono state rivolte, ha sbagliato sia perché la sua frase (“quanto accaduto sia un monito per i giornalisti”) pare una minaccia nemmeno troppo velata, sia perché il suo ruolo di simbolo della battaglia contro l’omertà e le collusioni affaristiche che hanno coperto le infamie colonialiste in Medio Oriente le attribuisce responsabilità aggiuntive, di guida e di indirizzo che non può dimenticare. Nella temperie corrente è troppo pericoloso giocare a fare gli “amici del giaguaro” diffondendo anziché la cultura del confronto e quella della conoscenza e della verità fattuale,  il germe rabbioso dell’intolleranza. Non possiamo accettarlo perché, come avvertiva Karl Popper “Se estendiamo una tolleranza illimitata anche nei confronti di chi è intollerante, se non siamo preparati a difendere una società tollerante contro l'assalto degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con loro.”

 
 
 

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